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Ṭāriq Saʿīd Ramaḍān, docente di Studi Islamici Contemporanei presso l’Università di Oxford, è considerato una personalità di spicco all’interno del mondo musulmano

La conferenza che si è svolta nella città di Frascati, vicino Roma, lo scorso 6 Giugno, ha portato ad un acceso dibattito tra i diversi partecipanti, stimolati dalle molteplici proposte che il professor Tariq Ramadan, docente di studi islamici contemporanei all’università di Oxford e autore di molti saggi sul mondo islamico, ha saputo prospettare.

Affrontare le molteplici difficoltà che l’Europa si trova innanzi risulta essere una questione piuttosto seria e difficile perché —come ci spiega il professor Ramadan— vi è una maggioranza silenziosa che non si attiva, ma guarda spesso con distacco, <<dobbiamo far sentire la nostra voce, non essere spettatori di ciò che avviene nel Mondo>>. <<Sono cittadino d’Europa (svizzero, ndr) e sono islamico, abbiamo tutti valori e responsabilità condivise>>, continua Ramadan, <<bisogna pensare ad un Islam moderno e occidentale>>. Con queste premesse si sono aperti i lavori che hanno toccato i fatti d’attualità così come i ricorsi storici di un pregiudizio, quello verso l’Islam, che incessantemente torna e provoca odio e violenza.

E’ necessario partire da un dato antropologico che vede l’individuo di fede musulmana doversi scontrare con una realtà occidentale che è diversa da una mentalità mediorientale o africana. Si deve perciò giungere ad un punto di contatto tra le parti che è il lato umano e solidale nei confronti dell’altro, che prescinde dalla religione o dalla politica. Tutto ciò  apparteneva al passato dove inevitabilmente vi erano realtà in cui le divisioni e le identità contrapposte erano all’ordine del giorno. In una società globale come quella odierna questo discrimine, che con il progresso avrebbe dovuto scemare, si trova a ritornare con costanza. Senso di appartenenza e identità molteplici sono le parole chiave su cui si deve basare la nuova società. D’altra parte, spiega Ramadan, i cittadini di fede musulmana, per tradizione e cultura, si mostrano restii all’idea di un’attitudine globale e offensiva (come espressamente ribadito dal professore che la contrappone al concetto di mentalità difensiva, insito nel carattere religioso e culturale della civiltà araba). Per questo motivo egli rimprovera i musulmani di scarsa autocritica e di non capire la loro posizione all’interno della società globale, oltreché il comune spirito religioso, culturale e sociale che questa cerca di perseguire al fine colmare ogni differenza.

Oriente-e-Occidente.jpg<<Sono svizzero e ovunque vado non voglio essere considerato con l’etichetta di musulmano svizzero, ma l’unica cosa che voglio è essere rispettato, ovunque sono voglio essere un valore aggiunto, voglio che il mio apporto abbia positività>>, dice Ramadan. Il concetto di contribuire al bene comune è il fulcro del suo discorso. Gli arabi, fa notare, hanno contribuito a migliorare la vita degli abitanti iberici o siciliani al tempo della loro dominazione in Europa, portando giovamento anche alle altre popolazioni grazie alle innovazioni mediche e ingegneristiche. Per questo motivo ci invita a guardare alle nostre origini che sono islamiche ed ebree ancor prima che greche. Su questo la storia europea ha inciso molto e alcune pagine buie di questa, come il colonialismo, non sono state interrogate ed analizzate con spirito critico, in primo luogo dagli europei sensibili alla pluralità. Tra il ’30 e il ’40 del secolo scorso sono stati uccisi milioni di ebrei e cristiani per un pregiudizio del tutto infondato, oggi l’anti-islamismo potrebbe portare a conseguenze, seppur non paragonabili al genocidio ebreo o armeno, molto gravi e destabilizzanti. Il binomio pregiudizio-odio va sradicato ed emarginato, al fine di dire basta ad un’intolleranza che è prima di tutto razziale: <<Il razzismo è ovunque e noi facciamo parte della maggioranza silenziosa o facciamo i partigiani?>>

Un altro punto che Tariq Ramadan sottolinea è la questione, sollevatasi nel corso dei lavori, del ruolo dei media d’informazione sulla popolazione europea che scatena l’odio verso le minoranze religiose. Le persone che nel Canale di Sicilia o nell’Egeo perdono la propria vita, passano in secondo piano,subissate dal presunto pericolo terrorista, possibile ma non necessariamente contingente o legato all’emergenza umanitaria con la presunzione di sminuire << la morte di un africano, come di un palestinese o tibetano>>. <<L’idea che i musulmani o altre minoranze prendano il potere e ci invadano crea paura e angoscia porta al noi contro loro>>, situazione, a detta del professore, assolutamente detestabile.

A conclusione del dibattito il professor Ramadan formula alcune ultime considerazioni: la prima riguarda l’uomo come individuo omologo che deve prescindere da questioni religiose o politiche per creare una comunità in armonia. I compiti da affrontare per le generazioni future saranno ancora più ardui, spiega, e questo è dovuto anche al ruolo dei media e delle organizzazioni transnazionali che non forniscono un’informazione chiara e costruttiva. <<Se quando vedete i fatti di Lampedusa, vedete un possibile pericolo, allora siete voi pericolosi per il mondo e per il futuro del mondo. Se li vedete come persone “straniere”, allora siete pericolosi, i valori comuni non sono islamici, ebrei o cristiani, ma umani. Bisogna perciò vedere i valori che ognuno ha da mettere in comune. Cambiare se stessi per cambiare il mondo>>, è questo l’auspicio che si fa Ramadan che invita tutti a al difficile compito di formarsi una coscienza basata su un ethos comunesulla convivenza civile e l’amicizia tra i popoli che non ha Stati né barriere, fisiche e ideologiche.

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