Foto scattata al confine serbo-ungherese, Repubblica.it
Foto scattata al confine serbo-ungherese, Repubblica.it

Nell’Europa dei muri, delle dichiarazioni e delle smentite, è ora di agire di fronte alla questione dell’accoglienza dei migranti. Si è parlato, troppo spesso tra false speranze e annunci, nei corridoi di Bruxelles di introdurre un diritto d’asilo europeo che possa permettere una rapida ripartizione dei migranti fermi in Italia o in Grecia. La Germania ha senz’altro segnato una pagina importante  nell’attuale storia politica europea garantendo prima il diritto di asilo per i profughi siriani e, nelle scorse ore, aprendo di comune accordo con l’Austria, le frontiere a tutti i migranti, ponendo fine al dramma di migliaia di giovani, donne e famiglie che da giorni, settimane, mesi erano in marcia per raggiungere la Germania e quell’Europa del Nord che molti di loro vedono, a ragione, come approdo sereno dopo una vita segnata da violenze e ingiustizie. L’Europa ha fatto una mossa giusta, ma la partita non è finita. Se infatti dall’altra parte dell’Atlantico, gli Usa fanno sapere che questo è solo l’inizio di un processo che diverrà endemico – “emergenza migranti” è divenuta, di fatto, una terminologia scorretta nell’analisi del fenomeno in atto -, molti paesi dell’ex blocco sovietico e la Russia evidenziano invece l’incapacità da parte dell’Unione europea di fare una politica estera aggressiva, capace di prendere di petto la questione, prima che il fenomeno migratorio, già incontrollabile, diventi più che insostenibile come preannunciato da molti analisti d’oltreoceano. C’è da domandarsi se quanto sostiene Vladimir Putin possa essere applicabile nei fatti o rimanga solo un progetto privo di fondamento. Senz’altro l’Europa non può permettersi un’esposizione frontale per contrastare il dramma siriano, Paese da anni al centro di turbolente vicende politiche. Eventuali decisioni risulterebbero inattuabili alla luce della totale inaffidabilità dei governi mediorientali e africani in tema di cooperazione, minati internamente da gruppi terroristici quali Isis, Boko Haram e al-Shabaab che diffondono paura e violenza, compromettendo i labili equilibri sociali e politici. Un esempio su tutti e’ la Siria di Bashar Al-Assad, fino a qualche anno fa tacciato, da Ue e Usa, di aver commesso i peggiori crimini nel suo Paese, compiendo efferati delitti contro civili e oppositori politici. Ora lo stesso Assad sarebbe disposto a collaborare con quell’Europa che ha sempre puntato il dito contro di lui e formare un governo di unità nazionale per garantire quel barlume di stabilità interna necessaria affinché si possa intervenire con gli aiuti umanitari? Verosimilmente impossibile.

Il vero muro da scavalcare è questo, cercare di intervenire alla radice del problema superando paure e diffidenze reciproche e tornando al disegno d’Europa tracciato dalla Germania in questi giorni. Un’Europa che assolva ai suoi compiti, accogliendo i migranti e ripartendo, quanto più rapidamente possibile, le quote fissate dall’asse BerlinoParigi nei paesi dell’Unione europea. Raggiungere l’obiettivo (condiviso) di un diritto d’asilo europeo comune che includa tutti i migranti, non soltanto profughi, sembra un progetto politico irrealizzabile, ma quanto mai necessario se, come detto, la cooperazione con i paesi d’origine è impossibile. E’ un muro contro muro che va superato, oltre Orban, oltre le scissioni interne all’Ue, sperando che anche euro-scettici e anti-europeisti della prima ora riflettano sulle decisioni assunte da Berlino e cambino idea su un diritto, imprescindibile, che hanno queste migliaia di persone di essere accolte. Diritti e doveri per rompere il muro dell’indifferenza. Anche senza applausi e Inno alla gioia.

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