Jeremy Corbyn, nuovo leader del partito laburista (lastampa.it)
Jeremy Corbyn, nuovo leader del partito laburista (lastampa.it)

Il risultato che esce fuori dalle urne del partito laburista inglese divide in due l’opinione pubblica, sia inglese che europea. Tanti sono i sostenitori di Corbyn, quelli che fin dall’inizio della campagna elettorale che lo ha portato a trionfare alla guida del Labour, l’hanno appoggiato. Tantissimi di loro, vogliono (ri)abbracciare l’idea di una sinistra che torni a parlare alla gente dei temi che riguardano il popolo nel suo insieme. Un partito che torni con insistenza ad affrontare questioni cruciali come immigrazione, diritti civili, politica estera e che ponga fine alle enormi disuguaglianze sociali. Corbyn ha dominato con il suo 60% dei voti perché ha saputo fare ciò dopo che la sinistra inglese ha, troppo spesso, tradito la sua vera origine, non solo tacendo su temi chiave nell’odierno dibattito politico britannico – referendum sulla permanenza nell’Ue in primis -, ma anche convergendo molte volte su posizioni troppo affini alla destra conservatrice. Questa svolta radicale, viene da domandarsi, manterrà invariato l’entusiasmo di questi giorni fino alle elezione politiche del 2019 o il partito laburista capitolerà nuovamente ai conservatori come lo scorso 7 maggio? Nulla è prevedibile, visto che mancano ancora cinque anni. Fatto sta che il consenso, ricevuto dai laburisti nella scorsa tornata elettorale, è stato il più basso degli ultimi anni poiché l’intero programma di Ed Miliband è risultato troppo radicale per un partito in cui, ancora oggi, sopravvive e detta legge la corrente blairiana. La vittoria di Jeremy Corbyn apre a nuovi scenari anche nella frammentata politica europea. Infatti “Red Jez”, come viene soprannominato in patria, ha più volte espresso simpatie per le prospettive ipotizzate dalle formazioni politiche anti-europeiste. Il Front National di Marine Le Pen in Francia, Podemos di Pedro Iglesias in Spagna, oltre a Syriza di Tsipras in Grecia e al M5s in Italia, compongono la variegata costellazione politica europea di forze anti-sistema che poco a poco stanno prendendo il sopravvento, o l’hanno già fatto, sui partiti tradizionali. Il (nuovo) Labour a questo punto si trova innanzi ad un bivio: virare su posizioni populiste, stringendo un accordo con l’UKIP di Nigel Farage in vista del referendum per la permanenza nell’Ue del 2016, oppure cercare di costruire un partito socialista in grado di fare da apripista per la sinistra europea. Cosa sceglierà Corbyn e fino a che punto sarà supportato dai suoi resta da capire. Una considerazione è però d’obbligo: da questo voto si aprirà uno scenario che porterà alla formazione di un partito progressista e anti-rigorista in grado di minare al dominio incontrastato dei principali attori dell’attuale establishment  europeo. Populismi o meno, Merkel e Cameron sono avvertiti.

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