L'ex Primo ministro greco Alexis Tsipras chiamato oggi a riconfermare il voto dello scorso febbraio che lo portò alla guida del Paese ellenico (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
L’ex Primo ministro greco Alexis Tsipras chiamato oggi a riconfermare il voto dello scorso febbraio che lo portò alla guida del Paese ellenico (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

Commentare le elezioni che si stanno tenendo in Grecia, può risultare ben poco travolgente, emotivamente parlando, rispetto alla tornata elettorale dello scorso Febbraio, che consacrò Syriza e portò Tsipras alla guida del Paese ellenico. Fu quella l’occasione per avvertire un vento nuovo in Europa, capace di catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica europea sulle vicende politiche interne alla Grecia. Quel Febbraio sembra molto lontano da oggi, eppure in questo stesso anno, l’assetto politico greco è cambiato profondamente. La grande – in termini meramente numerici – Coalizione della Sinistra Radicale dominava in maniera univoca la scena nazionale e già a Dicembre dello scorso anno, a due mesi dalle elezioni, aveva dichiarato ferma battaglia ai partiti tradizionali. I presupposti, che di lì a poco infiammarono piazza Syntagma, coinvolgendo giovani volontari e militanti di lungo corso, portarono a credere nel progetto di un’altra Grecia. Dopo vent’anni di potere bipartito tra Nea Dimokratia e Pasok, Syriza sembrava essere, finalmente, la terza via per riuscire a risollevare le sorti di un Paese ormai sull’orlo del disastro economico e sociale. Il messaggio era arrivato forte già nel Maggio del 2012, in occasione delle elezioni politiche. La Coalizione della Sinistra Radicale iniziava ad essere un serio spauracchio per l’allora premier Antonis Samaras, leader della coalizione di centro-destra, attestandosi come seconda forza politica del Paese.

L’estate turbolenta del Paese ellenico ha lasciato risentimenti anche all’interno di Syriza dove 25 deputati, tra cui l’ex ministro delle Finanze Varoufakis, hanno formalizzato una scissione all’interno del partito dopo che Tsipras aveva accettato il piano di salvataggio del Paese concordato con l’Europa e le istituzioni creditrici. Stando alle cronache di questi giorni, Syriza sarebbe ancora in vantaggio di circa tre punti percentuali su Nea Demokratia, ma entrambi i leader, Tsipras da un lato e Meimarakis, politico di provata esperienza, dall’altra, sanno bene che l’agenda è quella che il governo precedente ha concordato con i creditori. Nè Syriza nè Nea Demokratia hanno i numeri per governare, motivo per cui si prospetta un governo di coalizione che porti la Grecia a compimento il percorso delle riforme intrapreso di comune accordo con l’Europa. Pasok e To Potami sono le due forze politiche con cui il futuro primo ministro dovrà stringere alleanze. Più improbabili sono invece accordi d’intesa con i neonazisti di Alba Dorata, pronti a rientrare in Parlamento e le formazioni dell’ultrasinistra degli ex-Syriza, che però difficilmente supereranno la soglia di sbarramento del 3%. La sfida più difficile forse è questa, formare un governo che porti avanti le riforme in tempi ragionevoli, che sia Alexis o Vangelis poco importa, il percorso è già segnato.

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