Jorge Mario Bergoglio, Papa della Chiesa cattolica dal 13 Marzo 2013 (AP Photo/Markus Schreiber)
Jorge Mario Bergoglio, Papa della Chiesa cattolica dal 13 Marzo 2013 (AP Photo/Markus Schreiber)

L’importanza di Francesco nell’asse geopolitico del mondo era nota e, a margine della mediazione che ha portato al disgelo USACuba, è stata nuovamente confermata. Il Papa finora è stato tutto fuorché un influencer negli equilibri politici internazionalipartecipando attivamente alle decisioni prese dai grandi della Terra e, spesso, ponendosi come ago della bilancia in situazioni intricate come la questione ambientale. Tra riavvicinamenti storici e insperati, Francesco ha portato avanti sul piano diplomatico battaglie che hanno al loro principio il valore della comunanza tra i popoli e i diritti dei più deboli, abbattendo quel muro di violenza che circonda la nostra quotidianità. In fondo è stato questo il messaggio che ha voluto lanciare nella visita che in questi giorni ha fatto negli Stati Uniti, con moniti mirati e decisi su temi chiave del dibattito politico interno agli Usa. Nel suo discorso al Congresso, il primo per un Pontefice, è stato categorico quando ha parlato di pena di morte e traffico delle armi, ricevendo applausi, ma ha suscitato anche scetticismo in una parte dell’uditorio. La visita poi al palazzo di vetro dell’Onu è stata l’occasione per ribadire quanto già anticipato nell’incontro con Obama il giorno del suo arrivo a Washington: poveri e ambiente, sono gli argomenti cardine su cui Francesco si è espresso e che sono l’espressione più significativa di un Papa che ha costruito la sua immagine, mediatica e non, su gesti pieni di umiltà, rinnovando la pace col prossimo e sostenendo l’importanza di vivere in un mondo che va conservato con coscienza. E’ questa dunque l’immagine che Francesco ha lasciato impressa nel cuore degli statunitensi? A ben guardare Bergoglio ha posto dei paletti chiave già negli scorsi mesi con la pubblicazione dell’enciclica Laudato sì, documento redatto interamente da Francesco per la cura della casa comune. L’avvicendarsi in questi giorni tra i corridoi dell’Onu di leader come Xi Jin Ping, presidente della Repubblica popolare cinese e Angela Merkel, non deve stupire, ma indurre a riflettere su quanto il lavoro del Papa sia e sia stato risolutivo in questi mesi per smuovere i potenti del Pianeta dall’immobilismo che li attanaglia su questioni cardine. E’ qui che il binomio povertà e bene comune, per usare le parole del Papa, si scontra con i problemi ambientali e umanitari, drammi di strettissima attualità. Il dossier sull’ambiente, sul tavolo dell’incontro bilaterale Obama-Xi, vuole portare a soluzioni concrete in vista della Conferenza di Parigi sul clima che si terrà a Dicembre. Il presidente Usa, che ha legittimato la sua leadership nell’affrontare le tematiche ambientali, a causa della debolezza tedesca e di Merkel – travolta dallo scandalo Volkswagen e dalle accuse di complicità del  suo governo che già dal 2013 sapeva dell’illecito, come rivelato nei giorni scorsi dal Die Welt -, potrebbe ben presto chiudere un accordo decisivo, in virtù della pressione esercitata da Ban Ki-Moon e Francesco in queste ore. L’obiettivo è quello di far ridurre a Pechino le emissioni di Co2, ratificando un accordo che porti al controllo sull’inquinamento e alla tutela ambientale a partire dal 2017. Al palazzo di vetro però si aggira, come detto, anche Angela Merkel che ha parlato soprattutto di emergenza migranti, questione cara al Papa e ad Obama, che nei giorni scorsi, attraverso il segretario di Stato americano John Kerry, ha aperto alla possibilità di ospitare profughi siriani,. Le stime parlano di un fenomeno che andrà avanti fino al 2030 e Merkel ha ribadito che l’Europa deve far fronte comune innanzi a questa emergenza, che sarà il compito chiave cui dovrà assolvere l’Ue nei prossimi anni, sia per mostrarsi coesa agli occhi del mondo, sia per  instaurare un dialogo con i Paesi di provenienza dei migranti. La Grande Mela è stata questa settimana il centro nevralgico della politica mondiale, un’occasione per dare risposte alle tante domande che il mondo pone. I leader mondiali continueranno nella loro marcia solitaria o ascolteranno l’uomo, Francesco, che si sta mostrando capace di assolvere alle questioni che non sembrano interessare la politica e i suoi leader, parlando al popolo senza tecnicismi e mezzi retorici. La visita negli Stati Uniti si è conclusa, ma il viaggio del Papa continua, i leader (si spera) lo seguano.

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