Venuta meno la contrapposizione tra Usa e Urss – che nella seconda metà del secolo scorso si erano affermate come superpotenze su scala globale – a partire dall’11 settembre è nato un nuovo ordine mondiale che si è, da subito, contraddistinto per la volontà di mettere in campo un’ampia coalizione su scala globale, formata appunto da Russia e Usa, ora forze alleate ed Ue, oltreché da organismi internazionali come Nato e Onu. Questa ampia coalizione, legata da valori comuni e universalmente condivisi, si è posta e, tutt’ora si pone, obiettivi comuni nelle dispute regionali, intervenendo militarmente, nelle zone più calde del Pianeta, contro i pericoli che minano alla stabilità mondiale, come si è visto nella lotta ad al Qaeda e al fondamentalismo islamico, spesso legata alla volontà di “esportare” la democrazia, facendo cadere i governi autoritari. All’interno di questa mappatura geopolitica, il fenomeno dell’estremismo islamico è in stretta correlazione con la crescita egemonica statunitense. images (1)Gli Stati Uniti, negli ultimi vent’anni, hanno esercitato un controllo totalizzante sul Mondo. Da una parte a livello militare, subordinando il ruolo degli alleati ed influenzandone le decisioni – il recente passo indietro di Blair sull’intervento in Iraq nel 2003 è un esempio paradigmatico di ciò -, dall’altra imprimendo un modello a stelle e strisce nella società di consumo: l’americanizzazione del mondo, che ha portato al fenomeno dell’“intossicazione da Occidente” nel mondo musulmano, ha illuso tutti nella speranza di poter aspirare ad una condizione di ideale benessere. La società islamica – di cui ho parlato in un mio precedente articolo – negli ultimi quindici anni, fortemente sedimentata nell’Africa del Maghreb ed in Medio Oriente, è stata stretta dalla necessità di migrare verso l’Occidente, dopo che le tragiche condizioni di instabilità sociale e politica, si sono acuite col susseguirsi di guerre civili e di condizioni economiche insostenibili. Questo spirito revanscista, alla base delle rivendicazioni islamiche di stampo terrorista, cui stiamo assistendo da anni in Occidente, avviene oggi in uno spazio comune. La Rinascita islamica si compie nel momento in cui quella società, che per i motivi poc’anzi citati è costretta in massa a cambiare il suo asse territoriale, si inserisce nella mentalità occidentale e la rigetta, sentendosi coesa nel “Nuovo Mondo” e rivendicando la propria superiorità culturale. Questo forte risentimento che culmina nell’odio fondamentalista è senz’altro dato dall’obiettivo, ossessivo e martellante, della società occidentale di universalizzare i propri valori, le proprie istituzioni, il proprio modo di vivere e di mantenere una superiorità economica e militare, giustificando così le proprie mire espansionistiche, ideologiche e militari con periodiche politiche di intervento nelle aree calde del globo. Il sottile filo rosso che lega società islamica e società occidentale, confinate reciprocamente nel mondo mono-polare a guida statunitense, rende più acuta la percezione di una minaccia latente, di un conflitto costantemente aperto, pronto ad esplodere da un momento all’altro, come le cronache degli ultimi tempi riportano. L’odio covato da queste masse si genera nel momento in cui, una parte consistente della società islamica si stabilisce nel Paese, perlopiù europeo, di approdo, dove il compito dell’integrazione dell’individuo gioca un ruolo fondamentale per evitare che si inneschi una scintilla. La Germania, in questo campo, ha fatto tanto e può insegnare molto all’Europa. I vari governi tedeschi hanno capito quanto fosse decisivo il ruolo dell’integrazione non solo al fine di costituire uno Stato giovane e produttivo, quindi più duttile e dinamico nei vari settori economici e tecnologici, ma anche più aperto al mondo, cosmopolita e cosmopolitico. Il Paese ha accolto negli anni milioni di turchi e con una mirata politica di integrazione è riuscita non solo a valorizzare la forza lavoro nel presente, ma anche ad assicurare al Paese un giovamento demografico nei prossimi decenni. In parte la fortuna dei governi tedeschi è stata quella di dover mettere mano su uno Stato completamente da costruire, dopo che la riunificazione ha portato la gente a rendersi conto che una mentalità chiusa poteva essere nociva per le sorti del Paese e deleteria nel processo di integrazione sociale. E’ forse questo l’unico strumento di cui l’Europa dispone oggi per far fronte al fenomeno migratorio: velocizzare il processo di inserimento nello strato sociale europeo e adottare regole comuni tra gli stati membri che permettano una rapida circolazione all’interno dell’Ue.

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Il pretesto che divide le due società poi si acuisce quando la massa di fede islamica si trova innanzi ad una società occidentale che non è in grado di affrontare questioni cruciali. La proliferazione delle armi: è giusto o meno vendere armamenti all’Isis o ad Al-Shaabab, che agiscono indisturbati in molte aree mediorientali e sub sahariane? – lo stesso Putin nelle scorse ore ha mostrato disappunto, facendo notare come al G20 siedano Paesi che hanno deliberato e, anzi, favorito la corsa agli armamenti da parte del Califfato. I diritti umani: è ancora necessario discutere se sia giusto o meno accogliere nella nostra società esseri umani che fuggono da guerre civili e dalla barbarie dei dittatori? Il terrorismo, oggi seria minaccia per l’Islam moderato, vittima di feroci discriminazioni e che mina alla stabilità di tutto l’Occidente. Perché allora generalizzare e fare demagogia e non mostrarsi aperti alla discussione per creare una cultura del dialogo e dell’integrazione alla pluralità, che non favorisca la diffusione di idee e la nascita di movimenti xenofobi, deleteri per la nostra democrazia?

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