Affrontare nuove sfide con fiducia e coraggio, consapevoli dei profondi, talvolta radicali, cambiamenti in atto in questa fase della storia statunitense e, in senso lato, occidentale. Così si potrebbe sintetizzare il messaggio alla nazione, rilasciato martedì al Congresso federale, da parte del presidente Obama, giunto alla fine del suo secondo mandato. Un monito chiaro: capire ed indagare davvero a fondo l’epoca in cui viviamo, abbandonando una paura sterile e irrazionale verso l’altro e mettendo da parte ogni tipo di violenza. Quello che parla è un Obama maturo, cosciente delle molteplici difficoltà che l’America tutt’oggi vive, ma consapevole del suo operato. Il primo presidente afroamericano della storia statunitense ha affrontato un percorso impervio, fatto di tappe importanti. Molte le questioni cruciali sono ancora aperte: dalla lotta alle armi fino alla dilagante islamofobia, dai diritti civili alle tensioni, acuitesi con buona parte del Congresso, arrivando infine alla politica estera e al ruolo di leadership assunto dagli Usa nelle relazioni diplomatiche.

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Manifesto elettorale di Barack Obama, in occasione delle elezioni del 2008 (Fonte: bbcprisonstudy.org)

Il mandato di Obama è stato caratterizzato da eventi che hanno segnato pesantemente il volto della nazione. La sua avventura alla Casa Bianca comincia nel gennaio del 2009, in piena crisi economica, apertasi due anni prima per il caso dei mutui sub-prime. Una crisi che aveva spazzato via ogni certezza, andando a colpire tutti i settori dell’economia a stelle e strisce. L’amministrazione Obama, a distanza di sette anni, è riuscita a ridare lustro al primato economico statunitense, consolidandolo sulla piazza globale tanto a livello economico quanto strategico-militare. La creazione di quattordici milioni di posti di lavoro e la riduzione del deficit pubblico sono stati gli assi portanti del programma attuato da Obama, stabilizzando l’economia e ponendo le basi per una crescita in costante aumento – che si attesta oggi su valori che sfiorano il 2/2,5% annuo, con un Pil che avanza di circa 4 punti percentuali. Obama ha anche sottolineato i problemi che ancora affliggono l’economia statunitense: la disoccupazione giovanile, la delocalizzazione delle imprese e l’automazione del lavoro che rimangono problemi tutt’oggi irrisolti. L’attacco diretto, nel suo discorso di martedì, va poi alla compagine repubblicana. I conservatori, con il loro programma di riforme economiche, favoriscono le grandi banche a scapito della classe media. Queste, eludendo le imposizioni fiscali, vanno ad intaccare le risorse destinate al welfare e alla tutela delle più deboli della popolazione. L’accusa di Obama prosegue su tematiche di carattere più spiccatamente sociale: la dilagante islamofobia e l’odio verso gli immigrati accresce le tensioni, acuendo l’insicurezza interna alla nazione e divenendo una sorta di leitmotiv per le correnti politiche populiste e nazionaliste. L’attacco a Donald Trump e agli altri candidati repubblicani è tutt’altro che sotteso. Proprio contro quest’ultimi il Presidente gioca una delle battaglie che ha più a cuore. Ostacolato a più riprese dal Congresso, Obama ha sostenuto la necessità di prendere provvedimenti imminenti per regolamentare il possesso delle armi, appelli purtroppo rimasti disattesi. Dal massacro alla scuola elementare “Sandy Hook” nel Cunnecticut fino alla recente strage di San Bernardino in California, la classe politica e le amministrazioni locali si sono mostrate cieche e a dir poco guardinghe nel prendere provvedimenti nei confronti degli interessi che gravano intorno a questa materia, caratterizzata dalle forti pressioni esercitate dalle lobby delle armi, soprattutto sul Congresso. Gli attriti tra il presidente e quest’ultimo hanno animato, negli anni, il dibattito politico: questo difficile rapporto ha segnato il percorso delle riforme del Paese. L’Obamacare, la maxi-riforma del sistema d’assistenza sanitaria – approvata nel 2010 ed entrata a regime nel 2014 – ha permesso a tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito, di godere di tutele mediche. Un diritto inalienabile a ben guardare, come ribadito spesso dal primo cittadino statunitense, eppure il suo iter al Congresso è risultato tortuoso, aprendo scontri accesi tra conservatori e progressisti.

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                       Obama gioca a carte con l’ex presidente cinese Hu Jintao                            (Vignetta tratta da navecorsara.it)

Volgendo lo sguardo alla politica estera, si può tracciare un bilancio dolceamaro dell’amministrazione Obama, che ha in parte tradito le aspettative dell’elettorato. Non si pensava infatti ad una politica così interventista, ma la si può giustificare a margine delle contingenze che si sono susseguite durante questi due mandati. La ritrovata consapevolezza del proprio ruolo negli equilibri internazionali e le tensioni crescenti su molti fronti – primo tra tutti quello mediorientale – hanno giocato un ruolo certamente decisivo. Il recente dossier-Isis e la lotta al terrorismo radicale non hanno permesso agli Stati Uniti di esimersi dall’intervenire, cercando di instaurare un dialogo tra tutti i Paesi impegnati nella coalizione internazionale.

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Obama in mezzo alla gente (Fonte: blogtaormina.it)

Lo sguardo al futuro è visto con ottimismo. L’eredità che Obama lascia al prossimo presidente è piuttosto importante: Barack ha parlato sempre al cuore degli statunitensi anche quando le circostanze e gli eventi gettavano ombre sul futuro della nazione, cercando di screditare il suo ruolo di garante delle istituzioni e rappresentante dello Stato. Non si è mai tirato indietro. Le critiche non hanno mai affievolito il suo spirito combattivo né scalfito la sua leadership, salda agli ideali di uguaglianza e progresso. Si aprono nuovi scenari per gli Usa. Obama decide di uscire di scena lasciando nelle mani del suo successore un Paese più consapevole delle proprie potenzialità, attento e sensibile ai problemi che ancora si annidano all’interno della società e conscio delle minacce e dei pericoli che arrivano dall’esterno. Una speranza viva, una speranza in più per l’America che, come tutto il mondo Occidentale, si trova ad affrontare una fase di radicale mutamento.

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