Forse non è nemmeno lo scandalo che in queste ore ha messo, per l’ennesima volta, sotto i riflettori l’ex presidente Lula ad evidenziare le falle interne al sistema politico brasiliano. Senz’altro è il fatto più eclatante, ma la crisi che vive il Brasile è radicata nel tempo e solo in questi ultimi dodici mesi, decisivi per l’organizzazione delle Olimpiadi in programma quest’estate a Rio de Janeiro, si palesa in modo evidente e allarmante. La magistratura così come la stampa locale, hanno scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora dei mali verde-oro, che ha portato a concentrare l’attenzione internazionale sulle scabrose vicende brasiliane: gli scandali e le emergenze fanno parte della quotidianità del Paese ormai da anni. E’ passato ormai oltre un decennio dalla presa di potere incontrastato del Partito dei lavoratori, acclamato e legittimato a furor di popolo nelle ultime tornate elettorali. Tra le fila del Partito, esponenti di rilievo come Luiz Inàcio Lula da Silva (presidente per due mandati, dal 2003 al 2011) e Dilma Rousseff (attuale prima cittadina del Brasile, eletta alla guida del Paese dopo Lula e riconfermata per il secondo mandato nel 2014) sono stati coinvolti, più meno direttamente, nelle inchieste giudiziarie su corruzione e affari illeciti che svelavano fitti rapporti tra Stato e privati. download (1)Nelle ultime ore si è nuovamente parlato dello scandalo Petrobras che ha portato alla perquisizione dell’abitazione dell’ex presidente Lula. Il caso si è aperto nel 2014 ed ha sconvolto l’intera nazione, che si è riversata in piazza con fragorose proteste, mostrando una sfiducia che getta ulteriori ombre e discredito sull’intera classe dirigente brasiliana. L’inchiesta infatti tocca tutti i maggiori partiti politici del Paese che fanno parte della coalizione di governo: dal Pt (Partito dei lavoratori) sino Partito progressista e al Movimento democratico. Nello specifico il colosso energetico brasiliano Petrobras è accusato di aver elargito tangenti ad esponenti del governo e finanziamenti occulti ai partiti  per accaparrarsi l’assegnazione delle infrastrutture per l’estrazione di petrolio sulla costa atlantica. La tangentopoli verde-oro oltre a coinvolgere in modo frontale Lula, sembra riguardare anche Dilma Rousseff, erede designata alla carica del Pt e attuale presidente del Brasile: all’epoca dei fatti – come rivelato dalla magistratura, la corruzione è dilagata quando alla guida del Paese c’era il leader maximo del Partito dei lavoratori –  Rousseff era ministro dell’Energia e dell’Ambiente. Pur non essendo coinvolta direttamente, l’opinione pubblica brasiliana paventa un suo possibile ruolo, più o meno precipuo, nello scandalo del colosso energetico. La magistratura oltre a fare chiarezza sull’impiego dei fondi – adoperati in gran parte per finanziare le campagne elettorali -, ha rivelato i nomi delle personalità politiche più in vista della vita pubblica del Paese, coinvolte nell’inchiesta. Tra queste non figura Dilma Rousseff, che al contrario difende il suo “padre” politico Lula, propugnando l’estraneità di quest’ultimo ad ogni coinvolgimento giudiziario. Alla luce degli scandali però si rivela un altro scenario che coinvolge il Paese, che intreccia la sfera politica con quella economica. Il Brasile vive la recessione più dura degli ultimi venticinque anni, registrando stime sul Pil (3,8% nell’ultimo anno) al ribasso ormai da tempo. Un modello economico sbagliato, secondo molti analisti, quello intrapreso dagli ultimi governi, certamente sospinto da un’incertezza e una volatilità comune a tutti i mercati globali. La crisi più grave affligge il settore industriale e minerario, su cui grava la riduzione complessiva dell’export dovuto al rallentamento dell’economia cinese, partner commerciale di primo livello e al brusco calo della domanda che ha coinvolto il mercato delle risorse energetiche a livello mondiale. In più la morsa dell’inflazione (intorno all’11%) stritola il Paese da anni. Il governo non applica politiche che stimolino la ripresa, con una crescita che oggi si attesta ai livelli del 1990, annus horribilis per l’economia verde-oro. Il taglio delle stime sulla crescita da parte delle agenzie di rating non riguarda solo il Brasile ma l’intero continente sudamericano, alle prese con una recessione, frutto del riflesso generato dall’incertezza dell’economia del resto del Mondo. downloadCertamente gli scandali giudiziari, che coinvolgono le maggiori cariche politiche del Paese, disincentivano gli investitori stranieri, spaventati dalla debolezza della macchina pubblica brasiliana, fiaccata da continui scandali ed episodi di cattiva amministrazione. L’impiego di ingenti risorse pubbliche per l’organizzazione delle Olimpiadi che si terranno quest’estate a Rio de Janeiro sono un altro duro colpo per le casse dello Stato. La presidente sembra pronta più che altro intenzionata a riconquistare consensi e apprezzamenti personali da parte dei maggiori leader mondiali – Obama ha speso parole d’elogio nei confronti di Dilma Rousseff – che non dei cittadini brasiliani. Il Paese vive quotidianamente nell’emergenza: dal virus Zika, fattore che ha destato più di qualche preoccupazione nelle scorse settimane tra la popolazione fino ai problemi ambientali, l’organizzazione del più grande evento sportivo mondiale sembra essere compromesso, nonostante la fiducia e l’ottimismo ostentati dal presidente. Mi preme soffermarmi sulla questione che riguarda la sostenibilità ambientale, connaturata alla portata dell’evento: sulla stampa brasiliana sono state pubblicate decine di inchieste e reportages che denunciano la presenza di discariche abusive e di fogne a cielo aperto, che confluiscono sulle coste della città di Rio. Baia Guanaraba e il lago Rodrigo de Freitas sono stati fortemente inquinati data la presenza di condutture e di sbocchi che trasportano la spazzatura prodotta dai cantieri allestiti per la costruzione degli impianti sportivi. Il ministro regionale delegato all’ambiente ha mostrato preoccupazione e sdegno soprattutto a margine delle denunce di alcune associazioni ambientaliste. tumblr_met2lmhRnx1r70w8ho1_1280Il Paese non sembra in grado di rispondere alle emergenze sorte a margine dell’assegnazione dell’evento: negli ultimi mesi sono partiti gli sgomberi per decine di famiglie in diverse zone della città. Rio e il Brasile vogliono presentarsi sotto una nuova veste al prossimo appuntamento col Mondo, oscurando i disagi che affliggono i cittadini e voltando le spalle ai problemi di portata macroscopica che da anni stritolano il Paese. Corruzionemalaffareiniquità socialiscandali ambientali sono l’altro volto del Paese rispetto a quello che in Occidente siamo soliti vedere. Nelle ultime ore è arrivato un importante annuncio per il futuro politico dei brasiliani: l’ex presidente Lula ha dichiarato alla stampa l’intenzione di ricandidarsi alla guida della nazione per la prossima tornata elettorale, in programma nel 2018. <<Ho 70 anni, ma ho la voglia di un trentenne e il fisico atletico di un ventenne – aggiungendo – se cercate qualcuno che animi la truppa, sono qui>>. La vera svolta, visti i presupposti, è di là da venire.

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