Quanto è concreto, a due mesi dal referendum, il rischio di un’uscita del Regno Unito dall’Unione europea? Il pericolo che il voto sulla Brexit diventi una questione continentale è un segnale tangibile. Bruxelles deve prendere efficaci contromisure se non vuole scontrarsi con la realtà di un risultato, quello che verrà fuori dalle urne il prossimo 23 Giugno, che mostra un esito incerto. Gli effetti di un’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, complicano il processo teso alla realizzazione di un’Europa democratica e riformata. Porre rimedio alla disgregazione radicata che corrobora l’impalcatura europea, rinforzando il legame con Londra, è il primo punto. Brexit1.jpgTenere a mente il rischio che si corre con la reversibilità del Trattato di Maastricht, cui in futuro potrebbero appellarsi altri Paesi, specie del Nord Europa – la Svezia è tra questi, come manifestato da Stoccolma a più riprese – permette una lettura del voto ad ampio spettro. Le istituzioni europee e i principali primi ministri dei Paesi membri si sono mostrati troppo timidi nel lanciare un messaggio condiviso che ridia lustro ai principi comunitari che Londra, negli anni, ha contribuito in modo sostanziale a far rispettare. Al contrario, i movimenti euro-scettici di tutta Europa (dall’AfD in Germania al Front National in Francia) hanno fatto quadrato intorno all’elettorato europeo e catalizzato l’attenzione per promuovere le ragioni della Brexit. In seno al Regno Unito, opposizioni e membri della maggioranza di governo, si sono espressi in maniera dissimile in questi mesi. Jeremy Corbyn, leader del Partito laburista, ha sostenuto la necessità e l’importanza di restare nella comunità europea, portando avanti progetti di cooperazione e sviluppo, dove compiti ed interessi si basino sulla reciprocità fra le parti. Nigel Farage e l’Ukip (Partito per l’indipendenza del Regno Unito) continuano la campagna referendaria su posizioni oltranziste, sperando che il popolo britannico appoggi le ragioni dell’uscita, forti anche del successo ottenuto nella tornata elettorale dello scorso maggio. Anche diversi ministri del governo britannico hanno mostrato scetticismo verso la permanenza nell’Unione europea, criticando la linea adottata da Cameron nel dialogo con Bruxelles: un Regno Unito che si allontani dall’Europa dei muri e delle disuguaglianze, dei confini sociali ed economici, è vista come un’opportunità alla luce della debolezza politica interna. brexit_referendum_2653005Il valore politico di questo referendum è un altro aspetto da ponderare attentamente. Sfruttare il voto popolare, come fatto dai sostenitori della Brexit, per delegittimare David Cameron, soprattutto dopo lo scandalo dei Panama Papers, è un modo per creare un clima di scissione e di rabbia tra la popolazione che si appresta ad andare alle urne, illudendo l’elettorato del duplice vantaggio, di cui si farebbe foriero questo voto: un nuovo inquilino a Downing Street 10 (il sindaco di Londra Boris Johnson sta avanzando pesanti offensive contro l’establishment) e una Gran Bretagna isolata dal Vecchio Continente, dove le forze anti-sistema guadagnino notevoli consensi, sarebbe quanto di più intollerabile per Bruxelles. Un’Europa che deve salvare se stessa non può permettersi di perdere un Paese che ha contribuito in modo sostanziale all’attuale conformazione comunitaria: rinunciare alla visione liberale e plurale, valore centrale portato dal Regno Unito negli anni, significa capitolare alla perdita di una parte della nostra identità collettiva. Nonostante le discrepanze a livello normativo (fiscale ma non solo) che negli anni hanno più volte incrinato i rapporti tra Bruxelles e Londra, il Regno Unito si è mostrato un partner affidabile, capace di promuovere una linea propositiva in tema di sicurezza europea (sottolineando l’urgenza di un coordinamento tra i servizi di security nazionale) e di farsi capofila nella politica estera dell’Unione, come dimostrato nelle operazioni condotte in Libia e Siria. Se i cittadini britannici votassero per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, quali scenari si aprirebbero per il Vecchio Continente? Il separatismo creatosi in molti Stati genera profonde lacerazioni, alimentando i movimenti nazionalisti e xenofobi, pericolo comune in tutti i Paesi europei che, solo facendo fronte comune e lanciando un monito forte tra tutte le forze moderate, possono fermarne l’avanzata. L’esasperazione del fenomeno migratorio e l’inefficacia delle politiche di integrazione nazionale, rafforzano poi le controffensive avanzate dai partiti di estrema destra, complicando il messaggio lanciato nei mesi non solo da Cameron, ma da molti capi di Stato europei che si fanno promotori di una nuovo corso per l’Unione europea: le molteplici forze centrifughe, rappresentate sia da una nutrita compagine di euro-scettici che dalle divergenze sulle questioni sociali, distolgono però la democrazia continentale dal proprio compito, alimentando una fase di minacciosa transitorietà. La spinta isolazionista non è una via percorribile né per la Gran Bretagna né per un qualsiasi Paese comunitario. infografica-brexit-duello-ueGli svantaggi generati creerebbero fratture insanabili che un’Europa minacciata sul piano della sicurezza interna, debole a livello politico in molti Stati e molto esposta sul piano militare nelle operazioni contro lo Stato Islamico non può permettersi di affrontare: la ri-nazionalizzazione del Regno Unito imprimerebbe un segno indelebile, impedendo di rompere il presente impasse. Far prevalere una linea europeista è il miglior modo per non edificare nuovi confini, reali e ideologici. Rendere consapevole l’opinione pubblica, britannica ed europea, difronte ai rischi è un dovere morale, cui le istituzioni non possono sottrarsi.

Annunci