La Grecia si prepara ad affrontare una nuova stagione di negoziati con le istituzioni creditrici. Al centro della discussione le nuove misure di austerità che il governo greco deve far approvare al Parlamento prima dell’esame del 24 Maggio, dove l’Eurogruppo valuterà i progressi economici del Paese ellenico, decidendo se sbloccare nuovi finanziamenti, necessari per pagare i prestiti in scadenza quest’estate con l’Unione europea e con il Fondo Monetario Internazionale. I principali interrogativi ruotano intorno al ruolo che l’Fmi gioca nella partita sul debito: il terzo programma di aiuti, che copre un periodo di tempo tra il 2015 e il 2018, viene finanziato da un fondo salva Stati che ha disposto 86 miliardi di euro a sostegno del Paese, pattuiti per la maggior parte dall’istituzione capeggiata da Christine Lagarde. L’apertura arrivata, la scorsa settimana, proprio dall’Fmi su una possibile “ristrutturazione” del debito greco, ha suscitato non poco clamore a Bruxelles. Intanto la Commissione europea si riserva di valutare, a seguito della presentazione in sede delle riforme disposte dall’esecutivo ellenico, ulteriori misure addizionali, qualora queste non fossero sufficienti a garantire la sostenibilità del debito. Tuttavia, come comunicato dalla Commissione in un documento reso pubblico lo scorso Giugno (pochi giorni prima della data del referendum consultivo del 5 Luglio), non dovrebbero essere necessari interventi straordinari se sarà seguito il programma di riforme strutturali concordato. C_4_foto_1279270_imageNel frattempo l’iter parlamentare dei provvedimenti imposti dalla Troika, evidenzia l’instabilità politica che regna in Grecia: la maggioranza politica che sostiene l’esecutivo di Alexis Tsipras è stretta nei numeri. Gli ultimi provvedimenti previsti dal programma sono infatti stati approvati dal Parlamento di Atene con 153 voti su 300. I contenuti del disegno di legge hanno scatenato non poche beghe interne che, accompagnate dal timido ottimismo mostrato dal premier sulla possibilità di un dialogo proficuo con i creditori, sono state prontamente smorzate dai violenti scontri di piazza che si stanno palesando in queste settimane nel Paese e dall’instabilità politica che attanaglia la Grecia da mesi. Le aspirazioni del premier di giocare una partita su più fronti, strappando un accordo che sblocchi, seppur parzialmente, la situazione finanziaria del Paese e che apra, come mostrato dal Fmi, all’eventualità della “ristrutturazione” sul debito, appare molto labile. Connessa a ciò si lega la questione dei flussi migratori, dove la Grecia gioca un ruolo primario nello scacchiere europeo per la salvaguardia delle frontiere esterne dell’Ue. L’apporto di Atene, nei mesi precedenti all’accordo siglato tra Europa e Turchia, è stato determinante, affrontando in prima linea i costi umani e sociali dell’emergenza. Attendere che l’accordo con Ankara vada a regime e produca risultati concreti richiede tempo. Nel frattempo la crisi nel Mediterraneo continua a mostrare delle lacune nel coordinamento tra i Paesi nel programma Frontex: la Grecia, così come l’Italia, ha preso in mano la situazione gestendo al meglio l’emergenza con misure pronte ed efficaci al fine di evitare nuove tragedie. Atene può presentarsi in Europa forte di questo risultato e, se il governo riuscirà con tempestività ad attuare le riforme concordate, nei prossimi mesi la linea dettata da Bruxelles potrebbe ammorbidirsi.

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Obiettivo dichiarato in queste settimane da Alexis Tsipras è anche quello di tornare entro il 2017 (un anno prima della fine del programma di salvataggio) sui mercati azionari, dopo che la Grecia fuori dai circuiti internazionali dal 2014. Dopo l’accordo siglato nel Luglio dello scorso anno che darebbe il via al terzo bail out: i costi sociali e politici dell’operazione restano però troppo alti per un Paese costretto a dover far fronte a misure fortemente restrittive da ormai otto anni. Oltre al taglio degli assegni previdenziali (la riforma pensionistica prevede infatti un taglio tra il 15% e il 30% sui vitalizi futuri e un massimale di 2.300 euro, con un risparmio intorno ai 3,6 miliardi di euro), le misure più incisive riguarderanno l’aumento dell’Iva (fissata al 24%) e delle imposte indirette (in grado di produrre un gettito da 1,8 miliardi). Nel pacchetto è previsto anche un complessivo incremento della pressione fiscale sulla classe media e sui redditi più alti. L’attenzione del governo greco è quella di garantire le coperture sociali minime, in modo da non colpire ulteriormente la fasce sociali più deboli della popolazione, quelle che più hanno patito la lunga crisi ellenica. Dal ministero dell’Economia e del Lavoro sono infatti stati sbloccati fondi che, rispettando la linea imposta dai creditori, sostengano i datori di lavoro e i dipendenti privati. grecia7Il titolare del Tesoro greco, Euclid Tsakalotos, ha ricordato come Atene si impegni ad attuare misure per 5,4 miliardi di euro (come preventivato nell’accordo dello di Luglio dello scorso anno), ma ritiene insostenibile operare misure aggiuntive a quelle già disposte (Bruxelles preme per inserire nel concordato aumenti d’imposte per 3,5 miliardi) Proprio il Fondo Monetario Internazionale, nelle parole delle scorse settimane rilasciate ai media internazionali da Christine Lagarde, conferma l’intenzione di avviare una discussione con Bruxelles sulla “ristrutturazione” del debito greco, come unica via percorribile per dare uno scossone alla situazione economica di Atene, minacciando che, se l’Europa si mostrerà renitente ad accogliere tale richiesta, l’Fmi potrebbe non prendere parte al terzo programma di aiuti. Le istituzioni europee, secondo il Fondo Monetario Internazionale, hanno avanzato delle pretese eccessive e solo una consistente riduzione del debito potrebbe sbloccare nuovi prestiti. Lo scontro si gioca questa volta tutto in seno ai creditori: la Germania, per voce del ministro Wolfgang Schäuble, ha ribadito che verranno discusse misure di alleggerimento del debito solo al termine del programma di aiuti fissato per Agosto 2018. Nessun allungamento della durata del prestito quindi e neanche tassi d’interesse più bassi (il meccanismo europeo di stabilità la scorsa settimana, come riportato da Il Sole 24 Ore, aveva proposto di congelare i tassi d’interesse al 2% sui prestiti fino al 2050, prescindendo dall’andamento dei mercati). Provvedimenti di troppo lunga durata, secondo il ministro del Tesoro tedesco, che aspetta che la Grecia sciolga i nodi sui provvedimenti ancora da attuare. Ulteriori tentennamenti da parte del governo greco non verrebbero tollerati nonostante la mano tesa proprio dal Fmi: le alternative risolutorie all’orizzonte sono però esigue. Un Paese a secco di liquidità monetaria (25 miliardi degli 86 disposti dal piano di salvataggio andrebbero a ricapitalizzare le banche) ed eccessivamente indebitato come la Grecia, oggi non può prospettare soluzioni a breve termine. Concordare una strategia comune con i partners europei, che ad oggi chiedono ulteriori garanzie sulla sostenibilità del debito, respingendo in toto la proposta avanzata dall’Fmi, è il primo passo per avviare una nuova fase per l’economia greca: in primo luogo una riduzione accettabile del deficit che sostenti il programma di riforme intrapreso dall’esecutivo ellenico. Catalizzare gli sforzi di questi anni sull’obiettivo di attuare politiche a sostegno della crescita a medio-lungo periodo, pur con tutte le restrizioni e le difficoltà del caso, è l’unico modo per dare forma e seguito alle pesanti manovre imposte alla Grecia. Fare in modo che questi sforzi non siano vani, alla luce di uno spettro chiamato Grexit che aleggia ormai da anni sull’Europa, potrà evitare una nuova (inutile) “capriola” ad Atene?

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