<<Gli stress test non sono una sentenza, ma una scelta di chiarezza>>, le parole di Andrea Enria, a capo dell’Eba, acronimo di European Banking Autority, istituzione indipendente dell’Unione europea in materia di regolamentazione e vigilanza del settore bancario continentale, sono il primo passo per calibrare l’effettiva capacità del sistema finanziario europeo di reagire difronte all’incertezza, in attesa di nuove verifiche che si svolgeranno nei prossimi mesi. I dati ricavati dagli stress test, condotti su 51 dei principali istituti di credito continentali, tuttavia non definiscono in maniera organica il quadro finanziario attuale: il numero effettivo delle banche sotto osservazione riguarda una parte davvero troppo esigua degli istituti e, dati alla mano, il vero pericolo per molti Paesi consiste nell’instabilità delle piccole banche, specie in Italia e in Germania, dove il legame tra istituti di credito e territorio, in maniera diversa, ma non del tutto difforme, incide in modo marcato sull’intero panorama economico. AREND-stress-testAffermare dunque che lo <<stress test 2016 conferma la capacità di resistenza a uno shock severo del sistema bancario europeo>>, come sottolineato da Enria poche ore dopo la pubblicazione dei risultati, non mette al riparo dal rischio che corrono le piccole banche che, nonostante non costituiscano un pericolo per la stabilità del sistema finanziario continentale, preoccupano i governi nazionali alle prese con situazioni piuttosto scomode, stretti tanto dalle stringenti norme europee – in primo luogo il bail in, presente nella direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), approvato in via definitiva nel Giugno del 2013 a seguito della crisi bancaria cipriota, che vieta gli aiuti di Stato per il salvataggio delle banche – quanto dalla necessità di tutelare correntisti e risparmiatori. I rischi maggiori sono sostanzialmente due: i non performing loans (Npl) nel caso delle banche italiane e l’incidenza dei derivati nel caso degli istituti tedeschi; da non sottovalutare sono poi sono anche le “bolle” finanziarie che hanno inciso, negli anni della Crisi, nelle realtà nazionali (si veda a tal proposito la Spagna). Il compito dell’esame dell’Eba è quello di tracciare un check up sullo stato di salute del settore bancario, concentrandosi sulle big banks, in grado di generare pesanti ricadute sistemiche (dapprima a livello nazionale,  in fieri su scala europea) e non solo, o non tanto, semplici turbolenze passeggere. Tuttavia tale simulazione, di impatto incidente in una situazione di particolare avversione finanziaria, verifica solo le ripercussioni sul capitale a disposizione delle banche: la “staticità” degli stress test ad esempio, non rileva il piano sottoposto da Monte dei Paschi di Siena alla Bce, dove è previsto un piano di rafforzamento patrimoniale. Infatti la decretata “bocciatura” della banca italiana è stata condotta sull’ipotesi di avversità a fronte del bilancio statico di Dicembre 2015, le mosse ora disposte da Rocca Salimbeni invece, saranno oggetto di discussione in sede di vigilanza europea (Bce ed Eba, appunto), per valutare se le soluzioni strategiche, nel frattempo intraprese, daranno degli impulsi positivi e soddisfaranno i requisiti. salva-bancheRispetto ai risultati emersi nel 2014 (gli stress test vengono condotti dall’Eba ogni due anni), il quadro complessivo sottolinea una tendenza alla progressiva applicazione di politiche volte alla stabilità finanziaria da parte dell’intero settore bancario (salvo poche eccezioni tra cui Mps): il sistema creditizio europeo, ha, in definitiva, superato l’esame cui è stato sottoposto Venerdì scorso da parte dell’Autorità Bancaria Europea. Scenario che rassicura e apre a diverse prospettive che nei prossimi mesi alimenteranno il dibattito, in materia di norme bancarie, in tutto il Continente. Le criticità che sono emerse verranno sottoposte sotto la lente della vigilanza bancaria europea in questi mesi e i dati raccolti dall’Eba confluiranno nell’esame Srep, che verrà effettuato nel prossimo autunno dalla Bce, per fornire, questa volta in maniera ancor più definita, un check up completo sullo stato di salute del sistema creditizio europeo.

Banche e Stato, la pericolosa fragilità sistemica degli istituti di credito tedeschi

Strano a dirsi, ma gli scenari di rischio che potrebbero minare il sistema bancario nazionale ed europeo riguardano, in misura maggiore rispetto agli altri Paesi del Vecchio Continente, la prima economia dell’Eurozona, da sempre fuori da ogni tipo di black list. La pronta risposta da parte della Germania, a seguito della pubblicazione degli stress test, non si è fatta attendere. Se la scorsa settimana il presidente dell’Associazione bancaria tedesca (BDB), Michael Kemmer aveva affermato che le banche tedesche <<non hanno ragione di temere per i risultati degli stress test europei dell’Eba>>, i dati analizzati dell’ente europeo costituiscono un promemoria già stilato dalle infauste vicissitudini che hanno riguardato in questi anni grandi e piccoli istituti di credito. La Germania, ormai da diversi anni, si trova costretta a fronteggiare una situazione di allarmante instabilità bancaria che i mercati finanziari e le istituzioni internazionali (tra cui l’Fmi) hanno avuto modo di saggiare a più riprese. La salute dell’economia tedesca non basta per azzerare il rischio di pericolosi shock sistemici su scala globale. La solidità dei suoi istituti di credito è infatti duramente compromessa dalla presenza, in misura massiccia, di “prodotti spazzatura” all’interno dei portafogli delle banche. Un male comune tanto ai grandi istituti come la Deutsche Bank, il cui impatto nel settore bancario travalica i confini del Reno, quanto alle locali Landesbanken, a capitale misto (pubblico e privato), legate geograficamente all’attività economica federale. 2016-04-29T083805Z_1959036264_D1BETBDAFDAA_RTRMADP_3_DEUTSCHEBANK-SUPERVISORYBOARD.JPGLa prima soffre dell’accumulo di derivati per un valore sei volte superiore rispetto al Pil tedesco. Definita la banca “più esposta al mondo” da un rapporto pubblicato quest’anno dal Fondo Monetario Internazionale, Deutsche Bank può condurre ad un contagio sistemico e portare a conseguenze irreparabili per l’intera Eurozona. Nonostante l’attenzione dei test verta più sulla capitalizzazione e sul capitale a rischio, le autorità bancarie devono incentivare un imminente intervento che chiarifichi al più presto la strategia da intraprendere per minimizzare i rischi, evitando qualsiasi scontro o ingerenza della Bundesbank nelle decisioni prese dalle autorità di vigilanza europee, Bce in primis. Riequilibrare le scelte e i modelli finanziari finora adottati, oltreché, dati alla mano, conformarsi agli standard conseguiti dagli altri istituti di credito europei è il compito che investirà Berlino per evitare (all’economia nazionale ed europea) shock sistemici che, con misure sia pure impegnative, ma al contempo necessarie, possono essere evitati al fine di non impattare pesantemente sulla (debole) stabilità finanziaria del Continente. download.jpgSituazione diversa riguarda le Landesbanken. La storia di queste banche è segnata dai dubbi piani di governance attuati negli anni, che hanno comportato un accrescimento dei fattori di rischio specifici e coinvolto, in modo capillare, l’intera nazione. Inoltre la scarsa trasparenza nei bilanci e la cattiva gestione dirigenziale, sono una concausa rilevante dei rischi che corrono oggi queste banche locali. La quantità di finanziamenti inesigibili all’interno dei bilanci, il doppio rispetto alla media europea, congiunta all’assenza di coperture efficaci sui crediti, pùò comportare un serio pericolo per la stabilità finanziaria di Berlino. La complessità del problema è acuita da diverse deficienze strutturali che connotano il panorama delle Landesbanken: queste infatti sono gravate dalla bassa redditività, da un’inferiore capitalizzazione rispetto ad altri istituti di credito e da rapporto un costi/ricavi che registra un peggioramenti progressivamente crescenti. Pericoli endemici cui è difficile oggi ovviare, data l’introduzione delle norme nella direttiva BRRD: la mancanza di aiuti di Stato, di cui hanno beneficiato ampiamente in questi anni, complica il futuro delle Landesbanken e mette in difficoltà l’establishment tedesco, con i partners europei pronti a puntare il dito contro la Bundesrepublik e a contestare l’operato di Angela Merkel e Wolfgang Schäuble. La pressione dei tassi negativi (o bassi), disposta dalla Bce di Mario Draghi, vanifica i potenziali margini d’interesse e comprime gli utili, strategie finanziarie che più volte Berlino ha provato a contrastare in sede europea. Ora se anche la Germania si trova ad un bivio significa che è giunto il momento di agire e, al di là degli stress test, c’è bisogno di trovare una strada comune per fronteggiare possibili scenari di emergenza che potrebbero coinvolgere tutti.

Caso Santander. La Spagna e il pericolo dell’instabilità bancaria, tra passato e presente

{D2652DCC5B2B4AA1AF1ADF703CC0887B}_banco_santander_2La situazione della principale banca spagnola mette in allarme le autorità di vigilanza europee, sul rischio sistemico che potrebbe scaturire da una situazione di forte convulsione finanziaria. Dopo il mancato accordo per la fusione con Pioneer, controllata di Unicredit, a causa di inadempienza nella vendita degli asset finanziari, influenzata anche dall’impatto incisivo di Brexit, Santander desta preoccupazioni dentro e fuori i confini nazionali. I risultati degli stress test evidenziano come l’istituto bancario di Boadilla del Monte, non abbia in questi anni attuato misure di management adeguate a rafforzare la stabilità e ad introdurre strumenti di governance volti a creare un sistema di garanzia efficace, con l’introduzione di adeguati elementi di salvaguardia dai rischi. L’obiettivo inoltre, come sottolinea l’Eba, è quello di ridurre le sofferenze in portafoglio per evitare, in caso di <<shock severo>>, possibili ripercussioni nell’immediato futuro, dopo che l’utile per l’anno in corso, previsto intorno agli 1,2 miliardi di euro, risulta in calo rispetto a quello registrato nel 2015 (1,4 miliardi). Il maxi-piano di ristrutturazione messo in atto dalla banca spagnola, con la revisione della spesa, tra tagli ai costi in eccedenza e piano di esuberi, tuttavia non soddisfa le autorità europee e, in particolar modo, l’Autorità Bancaria Europea vede nel rischio delle sofferenze accumulate a seguito della bolla immobiliare del 2012 un nodo centrale, da risolvere al più presto con misure adeguate. L’insolvenza costituisce infatti il principale fattore di rischio per la tenuta finanziaria dell’istituto di credito spagnolo, messo sotto osservazione insieme al Banco Popular, ancora più penalizzato dalla crisi finanziaria che in questi anni ha indebolito l’economia del Paese e, in maniera ancor più incisiva, il settore bancario nazionale.

Tra prospettive e incertezza, quali strategie adottare per una governance bancaria europea?

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Per riflettere concretamente sugli scenari che si aprono nel futuro prossimo bisogna comprendere la resilienza e la capacità di reazione difronte ai rischi. I risultati pubblicati dall’Eba non sono in grado di definire gli obiettivi, non  presentando alcuna soluzione che invece solo un progetto di governance equilibrata può garantire. Soluzioni che investono più la politica monetaria, che non la finanza in senso stretto. Completare l’unione bancaria europea (con regole concordate dai singoli partners) è la priorità per far fronte ad una ripresa debole e a scenari di incertezza globali, sempre maggiori e diversificati. Sebbene il quadro complessivo – in modo precipuo nel settore bancario e, più in generale, nello stato di salute delle principali economie del Continente – sia migliorato rispetto agli anni più duri della Grande Crisi, la bassa redditività costituisce ancora un intralcio. Una supervisione sovranazionale, capace di coordinare gli sforzi e rilanciare l’economia attraverso l’interazione costante e la discussione delle norme da attuare tra le parti in causa, potrebbe favorire una transizione che ridia lustro al progetto comunitario, almeno per quanto riguarda l’unione economica. Le prossime mosse di Bruxelles e Francoforte devono essere sostenute da decisioni credibili che non solo resistano alla prova dei mercati, ma che diano seguito ad un processo progressivo e duraturo che deve riprendere il suo corso dopo una lunga fase di stallo, frenato dalle circostanze emergenziali. Bce-e-acquisto-dei-corporate-bond-1024x622.jpgLa sensibilità dei mercati e la coesione tra le forze nazionali in campo, giocheranno certamente un ruolo decisivo nella partita. Trovare una soluzione europea che metta in agenda il rafforzamento della cooperazione Stato-Ue, in materia legislativa, difronte ad un rischio comune, può fornire credibilità e sedimentare l’impegno dei Paesi membri a riformare le norme vigenti. Inoltre la crescita positiva, anche se debole, dell’Eurozona, salvo nuovi shock finanziari, permette di prospettare soluzioni che incidano nel medio-lungo periodo: passare da una situazione di stasi (la strategia dei tassi negativi adottata dalla Bce per contrastare la congiuntura economica negativa e salvaguardare l’intero “sistema Euro”, è una soluzione provvisoria) derivante dalle ferite ancora aperte lasciate dalla lunga Crisi, per adattarsi ad un contesto finanziario “liquido” e globalizzato, impone una svolta dinamica nelle decisioni da assumere. Diversificare i ricavi, riducendo i costi ed efficientando la qualità delle attività finanziarie, è l’unica strada percorribile per tracciare la via maestra che possa trainare l’economia europea fuori dal guado, creando condizioni favorevoli per gli investimenti privati e pubblici (ad ampio spettro) e tornando a fornire credito ai cittadini. Cercare di creare nuove prospettive che, unite ad una semplificazione della burocrazia e della giustizia che fungano da incentivo per lo sviluppo comune, possano segnare il percorso futuro, è possibile solo attraverso una linea di intervento che coniughi stabilità e redditività.  Una strategia politica dunque prima ancora che finanziaria, come da anni con ostinazione ripete Mario Draghi, presidente della Bce, che si prefigura come risolutiva, con la speranza che questa volta, date anche le circostanze sulla carta più favorevoli, non rimanga inascoltata, dal momento che il mercato, come noto, non fa sconti a nessuno.

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