In che termini si può parlare di corruzione nell’Europa di oggi? Il primo errore da evitare è quello di categorizzare un fenomeno multipolare (sociale, economico e, ancor prima, di relazione tra soggetti politici) all’interno di una visione specifica, senza considerare come venga stravolta la nozione di “capitale umano”, sia che esso riguardi la natura economica, politica e, in primis, sociale dei soggetti coinvolti nell’illecito. Altrettanto erroneo è ritenere, in modo del tutto sommario, che la corruzione sia solo una delle tante sostanze che alimentano l’humus dell’illegalità. Il ricorso alla storia, onde evitare di cadere in equivoco, è perciò d’uopo: Tacito – celeberrimo storico romano vissuto tra la seconda metà del I e l’inizio del II secolo d.C. – aveva compiutamente focalizzato il problema del rapporto tra Stato e malaffare nell’Urbe, evidenziando il filo rosso che lega l’agire politico al “culto” dell’illecito e fornendoci un bozzetto sociale dell’epoca: il suo resoconto riporta le conseguenze sociali della corruzione nei suoi molteplici aspetti. BUoOt-3CQAAUs-I.jpgLa società romana viveva un periodo di profondo distacco dalla politica “attiva”, dovuto tanto alla prepotenza dell’autorità imperiale, che soppresse qualsivoglia contropotere interno, quanto dall’affacciarsi di una “nuova” cittadinanza multietnica e dinamica, sempre più lontana idealmente dalla casta dei burocrati della città di Roma. Che fine aveva fatto quel legame politico che legava l’urbs e ai propri cittadini? La società cosmopolita aveva cancellato il primigenio spirito di romanitas, propugnando, al contrario, un’idea di progresso sociale ed economico a scapito di un’inesorabile decadenza del concetto di politica “attiva”? Gli interrogativi sono molteplici. Il senso civico e il dovere di essere cittadini, non hanno prodotto discrepanze in seno alla società? La fotografia di Tacito e la sua didascalica espressione corruptissima re publica plurimae leges sono la sinossi del nostro presente: nell’Europa del nuovo millennio le differenze politico-culturali nazionali riflettono il deficit di relazione politica tra gli Stati membri dell’Unione europea. La sfida odierna è quella di integrare, non di discriminare: nel contrasto all’illegalità tutti i Paesi sono chiamati ad agire efficacemente abbandonando la logica “dei blocchi contrapposti”, del Nord e del Sud, del Continente frammentato in entità particolari. Nella cooperazione transnazionale si gioca una partita cruciale per il futuro dell’Europa.

Bureau-crazy. Trasparenza e capitale umano, elementi di contrasto all’illegalità nella “macchina statale”

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Le differenze legislative in materia di giustizia e sicurezza nazionale, lavorio di una burocrazia elitaria che oggi si sente attaccata dal populismo euro-scettico, incide in modo determinante sul programma di riforme concordato tra istituzioni europee e governi nazionali, specie se si parla di contrasto all’illegalità: la Rete giudiziaria europea (RGE), per esempio, stabilisce “i contatti diretti più appropriatitra le autorità nazionali, ma non comporta per gli Stati membri (definiti, nel documento programmatico, “intermediari attivi”) alcun vincolo o onere. A definire i tempi e i modi nella lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, al traffico di stupefacenti e, ultimo ma non trascurabile, al terrorismo sono i singoli organismi nazionali, con il loro groviglio di norme e cavilli procedurali. Un altro punto necessario per chiarire l’estensione del fenomeno corruttivo in alcune aree del Vecchio Continente, è la scarsa trasparenza della burocrazia: da Roma ad Atene, passando per Budapest, ma anche facendo tappa a Bruxelles e Strasburgo.classifica-generale-ue-dato Il problema è (sovra)nazionale e riguarda molti Paesi europei. La soluzione del compromesso – per esempio con l’istituzione di un organismo europeo che si occupi di giustizia e affari interni, proposta avanzata, tra gli altri, dall’Italia e bocciata in toto dalla Germania – produrrebbe nuove divergenze, come già successo in passato, dove si è agito, in sede europea, facendo prevalere il particolarismo nazionale difronte alle emergenze: la lotta alla corruzione rientra tra queste anche se non è annoverata tra le priorità. Eppure, trovare una soluzione che riavvicini i Paesi scandinavi (Finlandia, Danimarca e Svezia), che nell’ultimo rapporto pubblicato dall’ONG Transparency International (Corruption Preceptions Index) figurano tra i più virtuosi a livello mondiale, nel contrasto alla corruzione, può condurre ad un dibattito che coinvolga, in maniera propositiva e al contempo pragmatica, i Paesi del Mediterraneo, i più colpiti dal malaffare (Cipro, Malta, Portogallo, Spagna, Italia e Grecia). Riaprendo le porte ad un’Europa delle nazioni, lontana dai nazionalismi e dalle chiusure ideologiche, si può ripensare ad nuova nuova comunità, in cui gli Stati membri recitino un ruolo centrale discutendo di problemi sul medio-lungo periodo: da Copenaghen a Budapest, da Stoccolma ad Atene, l’Unione europea può realizzare un processo di integrazione federativa e di compresenza dei poteri nazionali in un contesto sovranazionale che non sia, come accade oggi, meramente parastatale. La corruzione può riavvicinare l’asse del Nord all’Europa centrale dal momento che il fenomeno non è visto come problema emergenziale ed anzi è scarsamente presente grazie ad un’efficace azione di contrasto. Negli Stati più colpiti invece, la corruzione, particolarmente radicata negli apparati burocratici, costituisce un significativo rischio per la stabilità dell’intero sistema-Paese. La lezione di Tacito insegna molto e va oltre l’orizzonte individuale: oltre che interrogarci sul significato di essere cittadini, ci domanda cosa significhi essere Stato nell’Unione europea oggi. Un dato è assodato: l’Europa, in molte aree, è permeabile al fenomeno corruttivo e solo una politica di trasparenza e di sorveglianza può mettere al riparo importanti Paesi colpiti da una profonda incertezza politica (Spagna), diffuso disagio sociale (Grecia), accentuata intolleranza etnica (Ungheria) ed elevata instabilità economica (Italia). Corruption_in_Europe-240x180.jpgNorme anti-corruzione più incisive però non devono paralizzare nè impedire l’attività ordinaria di uno Stato, men che meno quella straordinaria (l’organizzazione di grandi eventi con finanziamenti pubblici), ma fungere da strumenti necessari per garantire una maggiore tutela nel coinvolgimento dell’amministrazione pubblica all’interno del tessuto economico nazionale: l’Irlanda è un esempio positivo perché ha saputo reagire alla crisi economica (si veda in proposito l’ultimo rapporto di Transparency International, relativo alle rilevazioni effettuate tra il 2010 e il 2014), rafforzando l’apparato burocratico attraverso la semplificazione delle norme così da garantire una maggiore propensione all’investimento da parte delle aziende private in loco e di attrarre capitali stranieri. Trasparenza e semplificazione sono strumenti che, uniti ad una sensibilizzazione verso le tematiche riguardanti l’illegalità, possono assestare un duro colpo al malaffare e prevenire il “cancro” della corruzione, come non ha esitato a definirla negli scorsi mesi l’ex premier britannico David Cameron. Modelli ed esempi positivi da seguire ci sono: dalla Finlandia alla Danimarca, fino allo stesso Regno Unito. Portare in Europa un impegno concreto nella lotta all’illegalità, può permettere di dare seguito a tanti (troppi) proclami fatti in materia, negli anni, dalle classi dirigenti di molti Paesi membri (specie dell’Est): prima che il progetto europeo capitoli, bisogna ricominciare a prospettare soluzioni a lungo termine, aggredendo i problemi reali e promuovendo una cultura inclusiva imperniata sull’impegno “civile”. Le istituzioni, europee e nazionali, non possono esimersi dal trovare una soluzione per uscire dal limbo emergenziale in cui la politica si trova ad agire.

La cultura del civismo: il contrasto alla corruzione inizia “dal basso”

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La sua percettività non è misurabile, la sua capillarità differisce in varie aree del Continente. Parlare di corruzione significa evidenziarne i fattori incisivi e specifici che concorrono a determinarne la diffusione nelle sfere di potere economico, politico e sociale. Una cultura fondata sul riconoscimento e il rispetto del welfare state come principio di garanzia del benessere collettivo, offre un efficace e radicale contrasto al problema: nei Paesi protestanti vi è una maggiore sensibilità verso tematiche come la lotta alla corruzione o all’evasione fiscale. Il comportamento del cittadino si confà al rispetto di un’etica pubblica, molto sentita in tutti gli strati della società civile. Lo Stato centrale inoltre ha un saldo controllo “dall’alto” e agendo in modo pervasivo nelle ramificazioni dell’amministrazione pubblica, riesce ad intercettare il fenomeno corruttivo quando è ancora in fase embrionale. Punteggio corruzione (dato).jpgParimenti la corruzione è facilmente permeabile negli ingranaggi di uno Stato “debole” nei suoi apparati burocratici, dove l’autorevolezza delle istituzioni è misconosciuta dagli stessi cittadini e la politica è incapace di coinvolgere attivamente il tessuto sociale: Grecia, Italia e Spagna presentano forme di illegalità diffusa in diversi settori pubblici (partiti politici, sistema sanitario, autorità fiscali solo per citarne alcuni). L’azione di contrasto perciò deve partire “dal basso”. Solo promuovendo una cultura della pluralità e investendo, nelle scuole e nei luoghi deputati al dibattito civico, sulla formazione del “capitale umano” si può assestare un duro colpo all’illegalità, dilagante nelle regioni economicamente più in affanno. Paesi Ue (Dato).jpgNon deve sorprendere che Paesi notoriamente ricchi e con un grado di istruzione elevato come Finlandia (7,5), Danimarca (8,3), Svezia (12,9), ma anche Olanda (18,4) e Regno Unito (19,9), siano abbondantemente sotto la media Ocse (31,1/100) – i dati riguardano il valore medio della corruzione calcolato tra gli anni 2010-2014. La pervicace azione riformatrice degli Stati del Nord Europa è resa possibile tanto dalla cittadinanza, coinvolta nel processo decisionale, quanto dalla semplificazione burocratica che permette una relazione sociale tra enti pubblici e privati, tra Stato e cittadino, che poggia su solide fondamenta. Al contrario, nei Paesi dove il civismo e il senso di responsabilità individuale, ancor prima che statale, nei confronti della collettività, sono meno radicati, la corruzione trova terreno fertile per ramificarsi nella società: i Paesi del Sud Europa, in particolare, convivono da decenni con un fenomeno che è divenuto identificativo di una problematica politico-sociale prima ancora che economica. Una scarsa propensione a contrastare il fenomeno fotografa una società inerme e strutturalmente debole, dove il malaffare prende il sopravvento sulla giustizia. images.jpgLa corruzione, soprattutto in Italia, Grecia e Ungheria alimenta lo “Stato parallelo” della criminalità organizzata che trova importanti agganci nei rapporti con l’amministrazione pubblica. Il risvolto è duplice e si riflette sul sistema economico del Paese: gli investitori stranieri, come noto, direzionano i loro capitali dove la giustizia opera in modo efficace contro la corruzione; da un altro lato, il fenomeno aumenta il discrimine sociale e affievolisce la propositività civile: i cittadini annoverano infatti tra le categorie più soggette alla corruzione – nelle forme di frode, favoritismo e appropriazione indebita -, i partiti politici e i funzionari pubblici (dati riguardanti l’Italia nel rapporto stilato dalla Commissione europea – Fonte: Fondazione Hume), guardando con scetticismo agli organismi preposti alla sorveglianza interna all’amministrazione statale. “La corruzione è una tassa occulta, frena gli investimenti esteri, distorce i mercati, umilia il merito e calpesta la cittadinanza”, l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, a vent’anni dallo scandalo denominato Tangentopoli (in un editoriale dal titolo Anni perduti scelte urgenti, 12 Febbraio 2012), ha sottolineato come la corruzione, in Italia e nei Paesi maggiormente soggetti ad episodi illegali simili, debba essere considerata un’emergenza non più rinviabile: lo Stato deve prendere atto della necessità di sconfiggere un fenomeno che corrobora la società civili nei suoi valori e nelle sue scelte politiche. Dare una risposta ai cittadini, prime vittime dell’illegalità, può restituire la fiducia verso le istituzioni pubbliche, affievolitasi in molte realtà del Vecchio Continente tra scandali e illeciti. “Se la società non infligge anche un costo di reputazione a chi infrange le sue regole – prosegue De Bortoli -, se trascura istruzione e formazione, se banalizza le virtù civiche ed elegge i furbi simpatici a modelli di vita, non c’è norma che tenga”. La giustizia, senza il civismo, è cieca, il civismo, senza la giustizia, è vuoto.

 

 

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