Ucraina dopo-Maidan tra speranze e disillusione

“Vogliamo l’Europa”, dodici anni dopo la Rivoluzione arancione e tre anni dopo le proteste di Euromaidan, l’Ucraina cerca il riscatto guardando a nuovi orizzonti. Il tentativo di compattare il Paese per sanare le fratture sociali e politiche e tornare a riabbracciare l’idea di un “progetto ponte” verso l’Europa, risulta arduo e gli ostacoli da superare sono molti, dentro e fuori i confini nazionali. Scenari complessi, difficili da decifrare per gli analisti, che dipendono molto anche dalle future mosse dell’Unione europea. Bruxelles infatti guarda con apprensione al conflitto irrisolto nella parte orientale del Paese e punta a rinsaldare le relazioni con l’Ucraina: nuovi accordi bilaterali potrebbero facilitare la via negoziale per l’ingresso di Kiev nell’Ue, obiettivo stabilito per il 2017. Traguardo, per ora, solo ideale. Una definizione chiara delle priorità oltreché una valutazione dei possibili risvolti che potrebbero concretizzarsi con il riavvicinamento ucraino alla “sfera d’influenza” europea, sono quantomai necessarie data la tensione che a livello geopolitico domina l’area. Per entrambi i players impegnati nella partita, le nuove prospettive di dialogo comporterebbero un’ulteriore e forse definitiva compromissione dei rapporti con la Russia. Necessità, manifestata da più parti nel Vecchio Continente e volontà, da parte del governo di Kiev, sono destinate a segnare gioco-forza il passo della trattativa. Un primo avanzamento, dopo mesi di sostanziale stallo nelle relazioni bilaterali, potrebbe realizzarsi entro la fine dell’anno: la Commissione europea ha infatti proposto di liberalizzare i visti per l’accesso dei cittadini ucraini nell’Unione europea. Iniziativa che incontra la resistenza dei Paesi Bassi, unico tra i 28 Paesi membri, che non ha ratificato l’accordo di associazione tra UeUcraina: il governo dell’Aja, forte del risultato ottenuto nel referendum consultivo in materia lo scorso Aprile, ha confermato il proprio veto all’intesa. Tra le molte difficoltà, a Bruxelles si fatica a trovare un punto d’incontro sulle politiche di sicurezza e di difesa comune. A fare da contraltare c’è un pericolo valutato in modo pragmatico tanto dai Paesi membri quanto dalla NATO, che hanno risposto in modo congiunto e con altrettanto pragmatismo alle mire espansionistiche del presidente russo Vladimir Putin: gli sforzi maggiori sono concentrati lungo il confine con l’Estonia, specie dopo la decisione di Mosca di rafforzare il contingente militare schierato alle frontiere con le Repubbliche baltiche e il dispiegamento di un vasto scudo missilistico nell’enclave di Kaliningrad. Le truppe NATO arrivate in Estonia per sorvegliare la frontiera europea, segnalano il rischio di una possibile guerra “ibrida” sul Baltico, scenario tristemente noto che ha dato vita, solo pochi anni fa, al conflitto nella parte orientale dell’Ucraina. La questione difesa agita, in modo indistinto, Mosca, Bruxelles e Kiev. Ucraina.jpg

Le alterne vicende di questi anni nell’Est ucraino pongono un interrogativo serio e reale sulle politiche di strategia militare. Favorire la transizione del Paese, potrebbe rivelarsi decisivo per ristabilire gli equilibri regionali, eppure la titubanza dell’Unione europea e l’aggressività russa stanno marcando l’impasse del momento. L’Ucraina, al contrario, cerca una soluzione rapida, percorrendo più direttive. Il presidente ucraino Petro Porošenko, dopo la firma del patto di cooperazione per la difesa con la Polonia, siglato la scorsa settimana nell’ottica di un più ampio accordo di collaborazione con i Paesi “di frontiera” dell’Ue, sta lanciando i primi segnali. Le risposte ai molti interrogativi, dalla strategia comune in politica estera fino all’insoluta “questione energetica”, sono complicate dalla necessaria presenza, su molti tavoli di trattativa, del “convitato di pietra”. Kiev infatti cerca la sponda di Bruxelles per proporre a Vladimir Putin di interrompere la fornitura di gas nel Donbass, regione nel sud-est ucraino sotto il controllo dei ribelli filo-russi, e spera di giocare un ruolo centrale nella costruzione di oleodotti e di nuove opere infrastrutturali. Una mossa che potrebbe fare da apripista ad una nuova stagione di partenariato commerciale tra Ucraina ed Unione europea. Il nodo da sciogliere resta sul piano politico.

La progressiva democratizzazione istituzionale, avviata nel Paese dopo le tensioni sociali degli scorsi anni, resta un processo lungo e articolato da consolidare, che consta della difficoltà di debellare un malaffare endemico dilagante nella classe politica, locale e nazionale, legato a doppio filo da interessi privatistici e da predisposizioni elitarie. Il risultato è un’incertezza economica e un’idiosincrasia del popolo verso le classi dirigenti, che ha prodotto sfiducia e riprovazione verso qualsivoglia progetto riformatore in grado di cambiare il volto del Paese. Il presidente Porošenko vuole seguire questa direzione, ma risulta eccessivamente retrivo nell’intaccare i poteri consolidati. L’Europa guarda con occhio critico alle decisioni dell’attuale establishment, nutrendo dubbi su molte questioni centrali: dal contrasto della corruzione nell’amministrazione pubblica fino al rispetto dello stato di diritto. Misure che, se attuate entro i tempi concordati nel negoziato, potrebbero accelerare le procedure d’ingresso del Paese nell’Ue. Sotto la lente dei diplomatici europei vi sono, in particolare, la salvaguardia dei diritti civili, maggiori tutele sociali supportate da un efficientamento del welfare state e l’attuazione di politiche economiche volte ad allentare la morsa del dirigismo. Sfide decisive per il futuro del Paese. Un primo aiuto per il rilancio dei principali settori produttivi è arrivato dal Fondo Monetario Internazionale. mappa-gas-ucrainaL’istituzione guidata da Christine Lagarde ha infatti disposto un piano di aiuti per 17,4 miliardi di dollari – parte dei quali andranno a saldare i debiti di Kiev nei confronti di Mosca -, per uniformare lo sviluppo economico su tutto il territorio: le regioni orientali, le più industrializzate, bacino di risorse minerarie, risentono in modo incisivo dell’influenza russa, mentre le aree rurali scontano un ritardo economico che grava sull’intero sistema Paese. Le numerose inadempienze procedurali dei governi precedenti (in primis dell’esecutivo filo-russo guidato dall’ex presidente  Viktor Janukovyč), hanno rallentato in Parlamento l’iter di approvazione di provvedimenti finanziari cardine, come la riduzione del debito pubblico,  necessari per ottenere le risorse dal FMI. Il presidente Janukovyč a suo tempo optò per non abbandonare la pianificazione centralizzata, ma, rafforzando il dirigismo e il protezionismo economico, riuscì ad attirarsi le ostilità degli organismi internazionali e, soprattutto, del popolo ucraino, esautorato da un malaffare generalizzato e dalla cattiva gestione delle risorse pubbliche da parte dello Stato. Una situazione che ha defraudato il Paese, peraltro già in forte crisi d’identità date le differenze sempre più marcate nella distribuzione del reddito e nella diffusione del benessere, con sacche di povertà diffuse anche nelle aree metropolitane.

Poroshenko-YAtsenyuk-Tyagnibok-Timoshenko-Klichko-election-Parlament-Rada.jpgDifronte al bieco cinismo delle oligarchie economiche e alla palese incapacità della classe dirigenti di fronteggiare la recessione economica, frutto di almeno un ventennio di incaute strategie finanziarie, si è sollevata l’indignazione montante dei cittadini, specie nelle grandi città, contro le élites politiche che ha generato ripetute proteste e scontri di piazza, culminando negli eventi di Euromaidan a cavallo tra il 2013 e il 2014. Dall’altra parte della cortina, lontani dai privilegi del potere, il popolo ucraino rivendicava un forte cambiamento, una transizione necessaria per modernizzare lo Stato contro la regressione socio-economica prodotta da un conservatorismo politico mai pago di potere. La richiesta di un maggior rispetto dei diritti civili, la lotta al malaffare nelle istituzioni e la presa di posizione decisa contro l’atteggiamento repressivo delle autorità giudiziarie, hanno mobilitato movimenti politici di diverso schieramento: dal partito filo-europeista Patria di Julija Tymošenko alle compagini nazionaliste. Una rivolta “totale”, dove presero posizione tutte le classi sociali; un impegno civico simile a quello della “prima rivoluzione” del 2004.; una denuncia contro i poteri forti che hanno logorato lo Stato, emblema del cortocircuito politico-economico che, come fu definito dal quotidiano inglese The Guardian nei mesi più “caldi” della protesta, stava conducendo l’Ucraina verso una “cleptocrazia post totalitaria”. Oggi come allora è bene scongiurare questo pericolo difronte a minacce perduranti per l’esercizio democratico: il lavorìo delle lobbies energetiche, le ingerenze delle oligarchie economiche nella politica nazionale, legata ai potentati russi, esemplifica il patto di acciaio che ha frammentato il Paese in più identità contrapposte, portatrici di interessi divergenti. Piani infrastrutturali, ricche commissioni e la promessa di rafforzare ulteriormente l’autonomismo regionale (punto contestato della riforma costituzionale approvata nel 2004 ed oggetto di rivendicazione nelle proteste di Euromaidan), hanno ingrossato l’appetito di una nutrita schiera di notabili “locali”. Una classe politica dimentica dei suoi doveri verso i cittadini, alimentatasi grazie alla corruzione e al particolarismo, restìa ad accogliere le istanze provenienti “dal basso”, ha fatto vacillare il Paese, spingendolo sull’orlo del baratro. L’attuale minaccia alle frontiere, sempre più “permeabili”, nonché il rafforzamento dei gruppi indipendentisti nell’Est del Paese, rischiano di isolare l’Ucraina sia dall’Unione europea, dove domina timore e indecisione che dalla Russia, sanzionata, tra gli altri, dall’Ue a seguito dell’annessione della Crimea nel 2014 per le palesi violazioni al diritto internazionale, ma tutt’altro che propensa ad “allentare la presa” sull’ex Repubblica sovietica. L’Ucraina saprà allontanare gli spettri del passato e costruire un ponte verso l’Europa?

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