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<<Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni>>. Difronte ad una Francia stretta tra emergenza e speranza, gli elettori, da entrambe le parti, auspicano che prevalga la lungimiranza e la prudenza sul mero tatticismo politico. Per far sì che la (dura) sentenza di Georges Clemenceau, presidente francese in tempi bui per l’Europa, disgregata e tradita dalla “grande illusione” della Prima guerra mondiale, venga smentita in modo deciso dal prossimo inquilino dell’Eliseo, serve tempo e il tempo corrobora la paura e non frena l’impasse. Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia nel governo socialista di Hollande, giovane politico fondatore del movimento centrista En Marche! dovrà confermare il successo del primo turno, ottenuto tuttavia con uno scarto di voti esiguo rispetto all’altra competitor per l’Eliseo, Marine Le Pen, leader del Front National, fervente nazionalista, fermamente contraria all’apertura economica e sociale del Paese. C_2_infografica_1000492_0_imageEntrambi outsiders nella scena politica francese, Macron e Le Pen hanno saputo coagulare un’ampia ed eterogenea base di consensi, sottraendo voti ai partiti tradizionali. L’esito è tutt’altro che scontato e di certo avrà un impatto a livello europeo. Secondo Eric Jozsef, corrispondente in Italia per il quotidiano transalpino Libération, <<le elezioni francesi, forse più delle altre, hanno una dimensione europea>>. I due candidati, sostiene il giornalista francese, si sfidano su <<due idee contrapposte di Europa>>. Sarà proprio il futuro dell’Unione europea il tema che vedrà su posizioni opposte e divergenti, fino alla chiusura dei seggi, i due pretendenti alla carica di président de la République? Cedere alle tentazioni populiste, all’impeto di un’indirizzo politico imperniato su un rabbioso realismo, alimentato dalla forte personalità di Marine Le Pen o inseguire un progetto pulsante e carico di speranze, solido nelle prospettive ma debole sul piano fattuale, come propone l’energico Emmanuel Macron?

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Eric Jozsef, giornalista francese, è corrispondente in Italia del quotidiano Libération e per la Rts, network radiotelevisivo svizzero 

La Francia guarda al suo avvenire con preoccupazione e sfiducia per il presente. Lavoro, terrorismo e immigrazione, problemi e interrogativi comuni nel Vecchio Continente, che preoccupano i cittadini dentro e fuori i confini nazionali. L’Europa ha bisogno di una Francia europea, la Francia, ad un bivio tra continuità e rottura, si interroga se questa Europa sia (ancora) un’opportunità o un ostacolo per il suo futuro.

Eric Jozsef, la Francia si è presentata al voto molto divisa: l’intero sistema politico vive una fase di transizione e di profondo cambiamento, lo si è visto nella scelta dei candidati e nelle proposte formulate dai partiti. Qual è il suo giudizio?

<<Queste elezioni sono particolari: il primo turno ha dato un segnale che i francesi vogliono cambiare radicalmente, dimostrando una certa diffidenza verso i partiti tradizionali, specie verso quello socialista. I repubblicani, che hanno ottenuto il 20%, hanno optato per un candidato inviso all’opinione pubblica e ai cittadini. Senza dubbio, un altro candidato avrebbe permesso ai républicains di qualificarsi per il secondo turno. Il rigetto verso il sistema dei partiti tradizionali ha dominato la scena politica: il governo Sarkozy non ha soddisfatto le aspettative così come l’esecutivo socialista di Hollande. In questo voto, si è percepita una forte volontà di cambiamento. I due candidati che arrivano al secondo turno sono entrambi degli “anti-sistema”. Marine Le Pen rappresenta una rottura con l’establishment; Macron ha creato un movimento politico dopo la scissione, nel partito e nel governo, seguita alle frizioni con François Hollande e Manuel Valls (ex primo ministro, uscito sconfitto dalle primarie del partito socialista, ndr). La sua proposta è risultata innovativa sotto molti aspetti, soprattutto nell’intento di parlare in modo trasversale, alla destra e alla sinistra. En Marche! raccoglie le migliori iniziative dei due schieramenti, portando avanti proposte e soluzioni che superino la tradizionale dialettica politica>>.

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Quali sono le novità più evidenti rispetto alle precedenti elezioni presidenziali?

<<Innanzitutto l’estrema destra si presenta al ballottaggio, dopo aver raggiunto il secondo turno solo alle elezioni del 2002, che decretarono comunque un buon successo della campagna di Jean-Marie Le Pen: la figlia, Marine, ha fatto meglio, raccogliendo più di 6,7 milioni di voti. Sarà difficile per lei conquistare l’Eliseo, resta il fatto che le idee del Front National hanno trovato consenso nell’elettorato francese. Per tale motivo, queste presidenziali sono atipiche e bisogna tenere in opportuna considerazione l’eco che avranno in Europa. Abbiamo potuto notare come, per esempio, le elezioni in Grecia abbiano alimentato il dibattito pubblico e avuto riscontro negli altri Paesi del Continente: le elezioni francesi, forse più delle altre, hanno una dimensione europea. Inoltre, si affrontano due idee contrapposte di Europa. Screen-Shot-2017-04-20-at-12.41.29-PM.pngChiusura, rigetto, ritorno alle frontiere e protezionismo, soluzioni necessarie secondo Marine Le Pen; di certo un decisivo passo indietro per l’Europa. Dall’altra le novità delle proposta politica di Macron: un mantenimento dello status quo, accompagnato da un approfondimento del progetto europeo. Mai prima d’ora un candidato alle presidenziali francesi si era spinto a difendere l’Europa>>.

I partiti tradizionali, come emerge dai risultati del primo turno, sono ad un bivio, non solo in Francia: il Front National ha un’organizzazione strutturata, perlopiù assente negli altri movimenti nazionalisti e populisti presenti in Europa ed è ben radicato sul territorio; fattore, questo, che mette incide sulla tenuta degli schieramenti politici moderati. Ritiene che, tanto il partito socialista quanto quello repubblicano, debbano trovare una dimensione più europea per rinnovarsi, puntando magari su alleanze transnazionali, nel segno di un maggior impegno verso l’Europa?

<<C’è una specificità francese che tuttavia non è esclusiva. Basti pensare all’Austria, dove il candidato nazionalista Norbert Hofer è andato molto vicino alla vittoria, sfiorando il 50% delle preferenze; oppure a Geert Wilders in Olanda, che ha ottenuto un risultato deludente rispetto alle sue aspettative, ma che ha comunque raccolto il 13%. Il Front National è radicato in una tradizione politica di estrema destra: non è un partito nuovo, ha una sua storia. Per quanto riguarda la sua struttura resto dubbioso: è vero che ha dei consiglieri municipali, amministra dei comuni, tuttavia, in termini di vita di partito c’è ben poco. Non ha una natura democratica interna, con sezioni o riunioni. Possiamo parlare piuttosto di un “comitato elettorale” ristretto che si mobilita intorno alla figura di Marine Le Pen. A differenza del Movimento 5 Stelle o di Podemos, che originariamente potevano avere delle sensibilità politiche organizzate in una struttura, il Front National ha dalla sua parte un lungo percorso politico che la stessa Le Pen ha rinnegato pur di ottenere ampi consensi. Quella che noi chiamiamo dediabolisation, è stata la strategia adottata da Marine Le Pen: da un lato, una “pulizia” dentro il partito, allontanando il padre Jean-Marie, a seguito di dichiarazioni antisemite e dall’altra un rassemblement interno a sostegno della sua corsa all’Eliseo. Gli ultimi episodi, con la nomina di Jean-François Jalkh a presidente del Front National e le immediate dimissioni a causa delle accuse di negazionismo, rivelano come sia cambiata profondamente la sua natura, soprattutto dal punto di vista economico. downloadQuella di Jean-Marie Le Pen era una proposta economica liberista, ispirata alle politiche di Ronald Reagan, Marine invece si concentra più su un problema sociale, basato sulla nazionalizzazione e su una maggiore presenza dello Stato nel mercato. Per quanto riguarda i partiti tradizionali occorre un rilancio di respiro europeo: molti proclami sull’integrazione e sull’Europa non hanno trovato risposte nella realtà dei fatti. Questi sono rimasti arroccati ad un’idea di Europa degli Stati e non hanno puntato sulla promozione di un’Europa che sia davvero federale. Ritengo che oggi paghino molto questa ambiguità: la defezione verso il partito socialista ne è la più evidente dimostrazione. Favorevoli al referendum costituzionale del 2005 (sulla ratifica di una Costituzione europea, respinta da Francia e Olanda, ndr), molti socialisti tra cui Benoît Hamon e Jean-Luc Mélenchon (entrambi candidati alle presidenziali francesi, ndr), alla fine votarono contro questa proposta. In definitiva, o si fa più forte l’idea d’Europa, come propone Macron oppure si resta nell’incertezza e nell’incapacità dei partiti tradizionali, specie di sinistra, di adottare strumenti in grado di rinnovare l’identità e la proposta politica. La gauché francese deve ricostruirsi intorno ad uno spirito europeista, coinvolgendo anche gli altri partiti socialisti europei e cercando di evitare ulteriori scissioni interne. La crisi dello Stato-nazione e l’emergere di nuove disuguaglianze devono oggi orientare le proposte politiche della sinistra su una nuova strada>>.

La Francia è un Paese in stato d’emergenza: al suo interno crescono le tensioni sociali e la sfide poste dal multiculturalismo impongono una riflessione che guardi davvero ai problemi di una cittadinanza irretita dall’incertezza e sfiduciata per il futuro. Terrorismo, immigrazione, disoccupazione, come rispondere alle preoccupate richieste che emergono dal basso?

<<Non credo nelle risposte miracolose. Ritengo invece che si debba adottare una strategia a lungo termine. La migliore risposta resta l’educazione: fare della scuola una risorsa in grado di incentivare la mobilità sociale e ridurre le disuguaglianze, anche difronte alle deformazioni presenti nel sistema Paese. L’educazione deve essere una priorità, tuttavia non è facile affermare quest’idea. islamici-di-francia-625954Serve una volontà politica, misure ad ampio spettro e una grande disponibilità di mezzi per permettere che ciò avvenga. Da questo punto di vista c’è un problema economico: trovare le coperture per finanziare i progetti legati all’istruzione ma soprattutto, questione ancora più rilevante che investe, su tutti, il mondo politico, trovare la forza per il rilancio di un progetto collettivo. Cosa vogliamo, cosa possiamo fare, come fare della Francia un Paese più integrato in un mondo che cambia>>.

Il prossimo presidente francese dovrà rispondere a numerosi interrogativi che riguardano la politica estera, dai rapporti con la Russia fino alle trattativa con il Regno Unito per la Brexit.

<<La vicinanza del Front National alla Russia potrebbe scaturire scenari inediti: è attestato che pochi giorni prima delle elezioni (primo turno, ndr) Marine Le Pen abbia avuto un colloquio con il presidente russo Vladimir Putin. Se fosse eletta si avrebbe una visione più chiara dei rapporti con Mosca. 8871575-Mappa-d-Europa-che-indica-la-posizione-della-Francia-Archivio-FotograficoUn’eventuale alleanza si tradurrebbe con le fine delle sanzioni ed un sostegno alla visione di Putin contro il terrorismo, anche attraverso una maggiore apertura nei confronti del regime siriano di Assad. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, tutto dipenderà dalla maggioranza parlamentare che sosterrà il nuovo presidente francese: Brexit, con Le Pen al potere, diviene una questione secondaria rispetto alla fine del più generale progetto europeo, con una conseguente disgregazione a livello nazionale e continentale>>.

Il problema della sicurezza, questione oggi cruciale in Europa e, ancor di più, in Francia, coinvolge molti governi nazionali, chiamati a trovare un’intesa comune. Quali limiti e quali prospettive si presentano per Parigi e per gli altri Stati membri dell’Unione europea?

<<Sulla sicurezza penso che sia necessario un maggiore coordinamento tra i servizi di polizia e intelligence dei Paesi europei, disponendo un piano d’azione comune. Sono scettico invece quando si parla della creazione di una FBI (Federal Bureau of Investigation) europea: occorre ricordare che all’Unione europea manca appunto una struttura federale di polizia. francia_sicurezza.jpgQuesto è un limite perché impedisce il rapido scambio di informazioni tra i corpi di polizia nazionali, da sempre restii a condividere le indagini oltre i confini statali. Immaginiamo che i servizi segreti tedeschi indaghino su una cellula terroristica o su un’organizzazione mafiosa: se fossero riscontrati dei contatti per esempio in Italia, si dovrebbe passare da una commissione rogatoria che autorizzi la prosecuzione delle rilevazioni. Tutto ciò comporta tempo e la polizia tedesca, così come quella di qualsiasi altro Paese europeo, verrebbe ostacolata nella sua indagine. Un grosso limite che è necessario superare, attraverso l’istituzione di una polizia europea federale che nasca da una volontà politica forte e condivisa>>.

Secondo lei, su cosa deve puntare la Francia per assicurarsi un futuro di maggiore stabilità e benessere?

images<<Il vero rilancio della Francia passa dall’adozione di provvedimenti fondamentali: garantire maggiore giustizia ed equità sociale, destinando risorse e attenzioni alla fasce più deboli della popolazione; incentivare la formazione di chi cerca o, in questo momento, si trova senza lavoro, possibile solo attraverso progetti di valorizzazione e crescita sociale. Per farlo occorre ripartire da una moralizzazione della vita politica e dunque rinforzare il controllo, anche con inchieste ed eventuali sanzioni per chi viola le regole. La vera chiave è poi far capire che la globalizzazione, impossibile da frenare, debba essere affrontata a livello europeo: la finanza internazionale si può gestire e controllare solo se si adotta una visione comune della questione. François Hollande, in campagna elettorale, promise una dura battaglia alle multinazionali e all’alta finanza, non rendendosi conto che c’erano e ci sono tutt’oggi dei problemi che travalicano il piano nazionale. Dal cambiamento climatico alla politica commerciale, dall’immigrazione alla lotta all’evasione fiscale, è necessario creare un sistema politico che ci metta nelle condizioni di governare il mutamento globale. Se si dice alla Francia “costruiremo l’Europa” o “diventeremo europei prima di essere francesi”, non significa smettere di essere francesi. E’ l’idea di costruire un senso civico comune, fatto di valori e di principi, di una storia legata ad un progetto condiviso di realizzazione politica. La Francia può giocare un ruolo primario nel mondo solo se lo fa con l’Europa e in Europa>>.

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