<<Padre spirituale molto attento, paterno e disponibile con l’interlocutore>>, studioso di spiccata curiosità e di raffinato ingegno, pontefice <<allegro ed espansivo>> e, soprattutto, <<meno attento a certi formalismi e protocolli>>. ap3404918_articolo.jpgFrancesco, nelle parole di chi, come Andrea Tornielli, lo conosce bene, è davvero il “Papa della gente”. Uomo, anzitutto, che si propone come pastore, che pone delle domande alla coscienza individuale e collettiva, impegnato nella ricerca di risposte al fianco di tutti.  La prospettiva ecumenica di Papa Francesco si alimenta della quotidianità delle sue azioni. Coinvolgimento, non esclusione, sono i termini del suo pontificato: ognuno di noi agisce nel mondo, investito di una profonda responsabilità. Per questo motivo, nei ripetuti appelli rivolti in favore della fratellanza tra i popoli, Jorge Mario Bergoglio evidenzia l’importanza della solidarietà umana come base fondante delle relazioni quotidiane. Abitare la “casa comune“, nei termini adoperati da Francesco nell’enciclica Laudato sì (2015), significa riappropriarsi del senso di un noi, inclusivo e plurale, in costante dialogo con l’altro; di mostrare rispetto verso il Creato, minacciato dall’incuria e dall’indifferenza spirituale e materiale; di impegnarsi nel condannare e contrastare ogni forma di discriminazione e violenza. Un messaggio evangelico che parla all’animo delle persone. <<La vera riforma è quella dei cuori, non quella delle strutture>>, spiega il vaticanista de La Stampa, parlando dell’azione riformatrice intrapresa dal pontefice argentino. Bergoglio ha inaugurato un nuovo corso, marcando una soluzione di continuità rispetto agli errori commessi in passato da una Chiesa troppo distante dai problemi della persone che, come disse all’inizio del suo pontificato, deve oggi presentarsi come “povera e rivolta ai poveri”. Anche innanzi alle questioni di politica internazionale, il ruolo assunto da Francesco ha confermato la sua propensione al confronto e alla conciliazione nei rapporti diplomatici, come dimostrato nella mediazione tra Cuba e gli Stati Uniti, dove sono prevalsi <<lungimiranza e realismo>>. Pasqua2017SanPietroLa centralità politico-mediatica del pontefice è emersa con forza nelle parole di ferma condanna sui crimini perpetrati a danno dei civili in Siria e in altri teatri di guerra, nonché nell’appello all’accoglienza ai migranti che fuggono da terre martoriate, fiaccate dalla fame e dalla miseria, in cerca di un futuro migliore. Un invito ad aprire le porte che interroga il senso stesso di appartenenza e di identità, elementi della personalità individuale che, nelle parole e nei gesti del Papa, non devono dar luogo a prese di posizione estremiste, foriere di intolleranza e odio. Quel “costruite ponti, non muri” assume una particolare valenza simbolica, sostenuta da un’incrollabile fiducia nella speranza e nella carità comune in ogni uomo. Conclude Tornielli: <<Francesco testimonia con i suoi gesti prima ancora che con le sue parole che cosa significhi costruire ponti, accogliere l’altro, saper mostrare vicinanza>>.

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Andrea Tornielli, giornalista de La Stampa e scrittore, esperto di questioni vaticane, è autore di diversi libri su Papa Francesco

Andrea Tornielli, lei conosce molto bene Jorge Mario Bergoglio. Quale uomo ha trovato al soglio petrino?

<<Per certi versi la stessa persona: un padre spirituale molto attento, paterno e disponibile con l’interlocutore. Per certi altri un’altra persona: da cardinale, quando l’avevo conosciuto, non era così allegro ed espansivo, ma più riservato. Il pontificato lo ha cambiato in questo aspetto>>.

Gesuita, primo pontefice sudamericano e post-conciliare, l’elezione di Papa Francesco ha senza dubbio mutato gli equilibri interni alla Curia romana. Cosa è cambiato nelle alte sfere della Santa Sede?

<<L’arrivo di un Papa dall’America Latina, meno attento a certi formalismi e protocolli, ha reso un po’ meno “corteˮ la corte pontificia (ma i cortigiani non mancano mai). Sono state attuate delle riforme alle strutture economiche vaticane e sono stati raggruppati i dicasteri per razionalizzarli. Ma direi che la Curia romana fondamentalmente non cambia, è sempre la stessa, con qualunque Pontefice>>.

Divisioni interne e prese di posizioni discordanti su molte tematiche sociali (dalla bioetica alle unioni civili) hanno generato tensioni nel mondo cattolico. Emergono inoltre contrasti tra l’azione riformatrice del Papa e la renitenza delle gerarchie vaticane ad un maggiore confronto e margine di apertura. Fedeli e opinione pubblica si pongono non pochi interrogativi a riguardo, quali prospettive si profilano?DSCN9587.jpg

<<Innanzitutto vorrei dire che queste dinamiche non sono affatto nuove: abituati a ragionare sul filo della cronaca perdiamo l’approccio storico. Tensioni fortissime e attacchi subì, ad esempio, Paolo VI al momento della pubblicazione dell’enciclica Humanae vitae (luglio 1968). Venne apertamente criticato anche da vescovi e cardinali “amiciˮ. Detto questo non esagererei le tensioni nel mondo cattolico. C’è una parte piccola di questo mondo, più conservatrice, che è fortissima e molto presente sul web: interventi, polemiche sui social, assumono dunque un peso virtuale molto maggiore rispetto alla loro portata reale. Si tratta spesso di fenomeni auto-referenziali, che non toccano la gran parte del popolo cattolico, che guarda al Papa con simpatia e devozione. Quanto all’azione riformatrice di Francesco: come Bergoglio ha più volte spiegato, la vera riforma è quella dei cuori, non quella delle strutture. In questo senso la “conversione pastorale” chiesta da Francesco nel suo primo documento programmatico, l’esortazione Evangelii gaudium (archiviata troppo frettolosamente da molti nella Chiesa), avrà un seguito se i semplici fedeli – prima ancora e più ancora delle gerarchie – la metteranno in pratica>>.

161759631-7dff5d8b-f7e0-4b19-9fc0-05eec63fb921.jpgImpegno ecumenico e dialogo interreligioso sono la cifra distintiva dello stile del pontificato di Bergoglio che mira a costruire un progetto umano e spirituale improntato sulla fratellanza tra i popoli e la comunanza tra le fedi, come risposta al clima di paura e oscurantismo. Ritiene che il suo messaggio possa unire il mondo cristiano e stabilire un filo diretto con le altre rappresentanze religiose?

<<Certamente l’impegno ecumenico è un tratto saliente del pontificato, che peraltro si inserisce pienamente sul cammino iniziato dai predecessori. La peculiarità di Francesco è quella di insistere in un ecumenismo più di base, fatto non soltanto di dialoghi teologici e di commissioni di alto livello, ma di cammini condivisi tra cristiani per venire incontro ai bisogni dell’umanità testimoniando così insieme il Vangelo. In questo senso i segni di speranza accesi dall’amicizia con Bartolomeo di Costantinopoli attestata dal viaggio comune a Gerusalemme (2014) e dal viaggio comune a Lesbo per aiutare i rifugiati (2016); lo storico incontro a Cuba con il Patriarca di Mosca Kyrill (2016) e l’abbraccio al Papa copto Tawadros al Cairo (2017) non sono soltanto segni importanti per la vita interna delle rispettive Chiese cristiane ma sono un segno per la pace nel mondo. L’unità dei cristiani è un segno importante per la pace nel mondo. Allargando lo sguardo al dialogo con le altre religioni, mi colpisce come Francesco, anche qui sulla scia dei predecessori e in particolare di Giovanni Paolo II dopo gli attentati alle Torri Gemelle del 2001, cerchi in tutti i modi di togliere legittimazione e giustificazione religiosa all’abominio degli atti terroristici commessi in nome di Dio dai fondamentalisti islamici>>.

Il ruolo internazionale del Vaticano è sempre più centrale da un punto di vista strategico, come testimonia l’opera di mediazione diplomatica nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba: difronte a scenari geopolitici mutevoli e crisi sempre più capillari, quale posizione deve assumere la Chiesa come attore politico?

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<<Innanzitutto inviterei a non sopravvalutare la centralità “strategia” della diplomazia vaticana. Certamente ha un ruolo importante, ma bisogna ricordare che il Vaticano e la Santa Sede non sono potenze, non hanno eserciti, non impongono sanzioni, dialogano con tutti e le possibilità di successo – nella linea del tradizionale approccio multilaterale e del dialogo per scongiurare soluzioni armate alle controversie internazionali – sono legate al riscontro che le sue posizioni trovano negli interlocutori. Certamente Francesco in questi quattro anni è diventato un leader apprezzato a livello internazionale, e gli si riconoscono lungimiranza e realismo: nel cercare di evitare guerre, nel denunciare il traffico d’armi che quelle guerre sempre alimenta; nell’attenzione ai poveri e agli scartati; nel chiedere un cambio del sistema economico-finanziario attuale sempre più insostenibile; nell’invocare attenzione alla salvaguardia del creato da tramandare alle future generazioni e non da sfruttare selvaggiamente inquinandolo come sta invece purtroppo accadendo>>.

Il monito sollecito verso una maggiore attenzione all’ambiente e alla cura della “casa comune” è emerso con determinatezza nelle parole e nelle azioni di Papa Francesco, che nell’enciclica Laudato sì promuove l’impegno civile rivolto all’ecologia e al rispetto del Pianeta. Un appello che, seppur non inascoltato, è rimasto finora disatteso. Che ne pensa?laudato-si-word-cloud.png

<<È rimasto disatteso ma qualcosa ha smosso, e anche negli ambienti apparentemente più lontani dalla Chiesa. Laudato sì è un’enciclica realista, che pone problemi concreti senza mai cadere nell’ideologia “verdeˮ che finisce per considerare l’uomo come il cancro del pianeta. Mi sembra che, nonostante certe cattive notizie come la recente decisione del presidente americano Trump di uscire dall’accordo di Parigi sul clima, stia crescendo una consapevolezza non soltanto della necessità di fare qualcosa e di farlo presto, per salvare la terra da un degrado che finisce per pesare soprattutto sui più poveri, ma anche delle opportunità che il perseguimento di un’economia eco-sostenibile può portare>>.

“Il Papa cerca di aprire nuovi percorsi di comunicazione e di incontro, anche costruendo ponti ideali”, queste le parole del segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin. Proprio sul piano comunicativo sono emerse le maggiori novità dell’attuale pontificato. Qual è storicamente il rapporto tra mezzi d’informazione e Santa Sede?

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<<È un rapporto complesso, non sempre facile, certamente negli ultimi decenni costruttivo. Il Papa comunica bene senza bisogno di spin doctor, il suo messaggio arriva alla gente. Ci sono certamente dei rischi, uno dei quali è quello della banalizzazione delle sue parole ridotte talvolta a slogan. Francesco testimonia con i suoi gesti prima ancora che con le sue parole che cosa significhi costruire ponti, accogliere l’altro, saper mostrare vicinanza>>.

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