Quali prospettive si profilano per la Gran Bretagna? La questione è di cruciale importanza per gli equilibri del Paese che vive una fase storica dominata da incertezza e contraddizioni. Le recenti elezioni politiche hanno offerto un’immagine esemplificativa delle tensioni interne: il tono della campagna elettorale ha marcato il clima di timore, acuito dai recenti attacchi terroristici che hanno colpito il cuore nevralgico e pulsante della nazione, le sue principali metropoli, Londra e Manchester, emblema di dinamismo economico e multiculturalismo.

maxresdefault
Eleonora Poli, ricercatrice presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI), è esperta di governance e politiche economiche dell’Unione europea

Il tono stentoreo e il contenuto securitario del messaggio politico hanno animato il corso della campagna elettorale e rivelato la profonda inadeguatezza nel dare risposte concrete all’elettorato da parte dell’intera classe politica, dai tories guidati dalla premier Theresa May, usciti fortemente ridimensionati nei numeri dal voto, ai laburisti che, rilanciati nella corsa dal leader Jeremy Corbin, hanno ottenuto un risultato insperato. <<Osservando le dinamiche politiche inglesi dell’ultimo anno, vedo molto cinismo politico e molto interesse di partito>>, spiega Eleonora Poli, ricercatrice presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI). E’ in crisi il modello britannico, costruito su lungimiranza, sinergia e lealtà tra le forze politiche, aspetti cruciali nei momenti più difficili per il Paese? Nel Regno Unito sembra dominare impulsività e avventurismo politico. Fattori che potrebbero complicare il corso delle trattative sulla Brexit. L’esperta pone all’attenzione diverse questioni critiche che Londra deve affrontare per uscire dall’attuale impasse: Brexit è un potenziale banco di prova per il Paese che deve dimostrare compattezza se vuole negoziare condizioni favorevoli con l’Unione europea. imagesUna valutazione attenta e consapevole, una visione di lungo termine nelle trattative, nonché l’attenzione alle possibili ripercussioni socio-economiche nel tessuto sociale, devono essere la bussola del “nuovo” corso politico della nazione, le cui turbolenze, per certi versi inevitabili, possono essere molto destabilizzanti a livello strutturale, a fronte delle numerose richieste e interrogativi emersi tra la popolazione. <<L’interesse maggiore – sottolinea Poli – è rivolto alla crescita economica, maggiori diritti sociali, sicurezza, sistema sanitario, temi perlopiù di politica interna>>. I cittadini britannici, tra fiducia e fedeltà incrollabile nei valori istituzionali e nella tradizione inglese, sperano di guardare al futuro con maggiore ottimismo. Molti per ora si consolano ripetendo don’t worry, we are british. Una risposta che Bruxelles difficilmente potrà accettare con favore.

Un anno dopo il referendum sulla Brexit, la Gran Bretagna vive una situazione di profonda incertezza sul piano politico, sociale ed economico. Permangono molti dubbi e interrogativi tra i cittadini britannici che vedono il futuro del Paese segnato da un’insicurezza dilagante sotto molti aspetti, anche alla luce del risultato emerso nelle ultime elezioni nazionali.

<<E’ stato un anno di turbolenze per la Gran Bretagna, non da ultimo il risultato delle recenti elezioni (il voto si è tenuto lo scorso 8 Giugno, ndr), che hanno visto sì il partito conservatore vincere, ma è risultata una vittoria di misura e comunque i tories si trovano in una posizione di maggiore debolezza rispetto a prima. Dato interessante la rimonta del partito laburista, con un trend continentale che vede le sinistre europee in forte affanno, si vedano le ultime elezioni in Francia e Olanda. In Gran Bretagna, il Labour ha ottenuto il 40% dei voti. Una delle vittorie più forti registrate negli ultimi anni, questo per diversi motivi: le ultime elezioni nel Regno Unito non si sono giocate sul tema della Brexit, ma si sono concentrate su temi di politica interna, dall’NHS (National Health Service) all’economia, in particolare sul welfare e sui connessi sistemi di tutela sociale come quello scolastico. downloadQuesti, insieme alla sicurezza, sono stati gli argomenti che hanno toccato più da vicino i cittadini britannici. La campagna di Theresa May ha invece puntato molto sul tema della Brexit e sulla necessità di una Gran Bretagna strong and safe, ma anche capace di prevalere nella battaglia negoziale sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Questo aspetto l’ha fatta partire svantaggiata rispetto agli sfidanti: da un lato, i cittadini non si sono riconosciuti in questo tipo di campagna elettorale, dall’altro una serie di gaffe nel corso della campagna elettorale di May, come la “dementia tax” (tassa sulla demenza senile, ndr) o, nel caso dei recenti attacchi terroristici, il taglio di 20.000 agenti di polizia, decisione presa quando era ministro dell’Interno (nel precedente governo conservatore guidato da David Cameron, ndr). Elementi che l’hanno senza dubbio sfavorita. Ora il dibattito si concentra sulla posizione del governo inglese nell’ambito delle trattative sulla Brexit: se i conservatori voglio procedere con una hard Brexit avranno vita politicamente difficile a livello nazionale, se dovessero invece optare per una soluzione più soft perderebbero gran parte dell’elettorato che li sostiene perché si sono dichiarati paladini di un’uscita senza mezzi termini dall’Unione europea. Resta un dilemma, tuttavia, osservando le dinamiche politiche inglesi dell’ultimo anno, vedo molto cinismo politico e molto interesse di partito. brexit677Per questo motivo, ritengo che non ci saranno riflessioni di lungo termine sugli effetti che Brexit avrà sul Regno Unito, ma si giocherà molto sul potere politico contingente. Difronte ad una valutazione davvero coerente, non si sarebbe percorsa affatto la strada che ha portato ad indire un referendum sulla membership>>.

Qual è il profilo dell’elettore britannico? I cittadini inglesi hanno avanzato richieste di maggiore garanzia e stabilità su più fronti, tuttavia la scelta di non legittimare un governo forte alla guida del Paese potrebbe rivelarsi una mossa azzardata alla luce delle recenti vicende interne.

<<E’ indubbiamente un rischio. Vorrei precisare tuttavia che i cittadini britannici che hanno sostenuto la Brexit non ritengono l’uscita del Regno Unito dall’Ue una questione politica sul tavolo: si considerano di fatto già fuori dall’Unione europea. Chi invece ha votato per rimanere si sta lentamente arrendendo all’evidenza, all’idea che la Gran Bretagna, in un modo o nell’altro, abbandonerà l’Unione europea. 0352E1-brexitAnche per questo non si stanno spendendo attivamente per fermare questo processo. L’elettore, nell’ultima tornata elettorale, non è andato alle urne pensando di assegnare un voto pro o contro l’Europa: se fosse stato così ci sarebbero stati più voti verso i liberal-democratici, che hanno messo in evidenza la necessità di indire un secondo referendum sulla membership. Inoltre, tra i partiti inglesi, sono i più filo-europei; al contrario, non hanno ottenuto un grosso seguito elettorale. C’è da dire che molti di coloro che si considerano cittadini pro-europei non hanno votato lib dem per non far perdere potere ai Labour, data il profilo bipartitico del sistema elettorale inglese. Questi elettori hanno fatto un attento ragionamento: un voto ai liberal-democratici avrebbe favorito i conservatori, togliendo voti ai laburisti. Ritengo che a livello britannico non vi sia un grande coinvolgimento nei confronti dell’Unione europea e, anche tra i sostenitori del progetto europeo, l’attenzione riguardata soprattutto i diritti e i possibili sviluppi che si profileranno con l’uscita dall’Ue. Gli elettori, a mio avviso, non hanno compiuto una valutazione di questo tipo. L’interesse maggiore è rivolto alla crescita economica, maggiori diritti sociali, sicurezza, sistema sanitario, temi perlopiù di politica interna >>.

Gli equilibri interni alla Gran Bretagna sono stati pesantemente compromessi dalla dura posizione assunta da Londra nei negoziati con Bruxelles per l’uscita del Paese dall’Unione europea. Quale sarà il futuro dei rapporti tra Regno Unito, Scozia e Irlanda e, tra le conseguenze della Brexit, potrebbe aprirsi una “questione inglese” tale da marcare un’ulteriore e sostanziale differenza tra metropoli e aree rurali, tra centro e periferia?

<<C’è certamente una differenza marcata come si è visto anche in altri paesi europei. La tendenza vede nelle metropoli un atteggiamento politico più liberale, maggiormente a favore della globalizzazione e questo si riflette in una tipologia di voto che premia l’apertura e una cooperazione a livello globale, mentre gruppi più piccoli, presenti nelle campagne e nelle periferie, mostrano un atteggiamento di paura verso la globalizzazione. City workers walk through London's Canary WharfE’ particolare il fatto che nei centri molto meno soggetti all’immigrazione, come le campagne britanniche, si sia votato in maniera così compatta per uscire dall’Unione europea per questioni legate proprio all’immigrazione, laddove il numero dei migranti è davvero ridotto. Londra invece, città cosmopolita, dove i britannici stanno diventando una minoranza sul totale dei residenti, si è dimostrata molto più pro-europea. Fenomeno analogo è avvenuto nelle recenti elezioni francesi, dove la strategia di Le Pen, basata su una campagna elettorale nazionalista che puntava alla chiusura, ha avuto più successo nei centri più piccoli, nelle campagne e nelle periferie, mentre nelle grandi città non ha raccolto il successo sperato. Un aspetto dunque che caratterizza non solo la Gran Bretagna, ma anche altri paesi europei. Per quanto riguarda Scozia e Irlanda del Nord bisogna considerare, per la prima, lo scarso successo ottenuto dallo Scottish National Party cheperdendo molti voti, testimonia una tendenza di paura da parte di una fetta dell’elettorato scozzese verso il referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito; l’Irlanda del Nord è un caso a parte: il principale problema riguarda la creazione, da parte del partito conservatore, di un’alleanza con i DUP (Democratic Unionist Party), partito di estrema destra, protestante e dal profilo anti-europeo. imagesQuando il Regno Unito fece domanda per diventare membro dell’Ue, il DUP si schierò contro la membership, in un Paese, come l’Irlanda del Nord, che nel referendum sulla Brexit ha votato per il 50% a favore del Remain. Per ovvi motivi: entrare nell’Unione europea, insieme ad alcuni trattati tra il Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda, avrebbe garantito ulteriore stabilità per un processo di pace duraturo tra Dublino e Belfast. Se dovesse esserci una hard Brexit questo comporterebbe un ripristino dei confini, capace di generare numerosi tensioni sociali>>.

Molte fibrillazioni riguardo le trattative sulla Brexit si registrano oltremanica. Pensa che Bruxelles riuscirà ad ottenere la regia unica nella conduzione dei negoziati oppure prevarranno le istanze dei singoli partners europei, in primo luogo Francia e Germania?

download<<Credo che solo pochissimi paesi, tra cui la Repubblica d’Irlanda, l’Olanda e in misura minore, la Danimarca, cercheranno di favorire, se possibile, il Regno Unito. Nessuno vuole punire Londra, ma al tempo stesso la maggior parte dei paesi membri non vogliono che tragga vantaggi dall’uscita. In realtà penso che dominerà un atteggiamento di rigidità tra i partners europei, sostenuto soprattutto dalla Francia e dalla Germania. E’ interesse di tutti che il Regno Unito non subisca perdite pesanti dal punto di vista economico o che sia eccessivamente indebolita dal negoziato, perché l’Unione europea ha ancora molti interessi commerciali nel Regno Unito che resta un Paese europeo, pur non essendo più membro dell’Ue. Sicuramente un rafforzamento della posizione della Gran Bretagna indurrebbe ad altre spinte di uscita dalla membership. Questo aspetto è particolarmente rischioso. Credo che Francia e Germania porteranno avanti una linea abbastanza dura, non accettando alcun cherry picking, ossia la decisione unilaterale della Gran Bretagna in alcune parti del negoziato, valutando cosa accettare e cosa rifiutare delle proposte fatte dall’Unione europea; l’accesso al mercato unico deve esserci a patto che la Gran Bretagna accetti le altre libertà, quella di movimento e quindi anche l’immigrazione. Se la Gran Bretagna, come sostiene il primo ministro May, vuole bloccare l’immigrazione in ogni caso e non essere sottoposta ai regolamenti europei, allora dovrà necessariamente uscire dal mercato unico e si aprirà una fase per cercare un accordo, simile a quello che tra Ue e Canada, solo dopo due anni, giunti alla conclusione del negoziato tra Londra e Bruxelles. Questo è il nocciolo del problema: la Gran Bretagna già in questa fase negoziale, vorrebbe raggiungere un accordo commerciale; al contrario l’Unione europea vuole prima che la Gran Bretagna lasci la membership e poi negoziare eventualmente un accordo. La maggior parte dei Paesi membri, seguendo la linea di Francia e Germania, non andrà a compromettere la propria posizione o i buoni rapporti con questi due paesi per facilitare il Regno Unito, presa di posizione che peraltro non porterebbe ad alcun vantaggio. Anche i paesi più euro-scettici o più critici nei confronti dell’Unione europea, come quelli del gruppo di Visegrád, sicuramente non spenderanno le loro fiches politiche per la Gran Bretagna. L’unico Paese che cercherà di abbassare il tiro è l’Olanda, perché ha stretti rapporti commerciali con Londra: ci sono diverse multinazionali anglo-olandesi, quindi avrebbe molto da perdere. imagesL’Irlanda ne trarrebbe svantaggi per ovvie ragioni di confine: un approccio “duro” della Gran Bretagna andrà a scapito dell’Irlanda del Nord, creando tensioni nella cittadinanza. Nella peggiore delle ipotesi, qualora la Gran Bretagna opti per un’uscita senza trovare alcuna intesa e i cittadini europei residenti nel Paese, per la maggior parte polacchi, perdano lo status di lavoratori regolari, molti paesi, in primo luogo quelli di Visegrád, non si opporranno ad un’intesa per regolarizzare i flussi perché c’è in ballo un interesse economico e una possibile immigrazione di ritorno dei loro cittadini nei paesi d’origine. Un gran numero di persone qualificate hanno lasciato questi paesi per approdare in Gran Bretagna in cerca di lavori più remunerativi, portando un indebolimento delle economie nazionali. Il ritorno di lavoratori esperti e con una solida formazione alle spalle potrebbe giovare a lungo termine. In conclusione, non vedo possibili frizioni sull’uscita di Londra dall’Unione europea>>.

Quali soluzioni si prospettano sul piano geopolitico e nelle relazioni bilaterali tra Londra e i paesi extra-europei? Di recente c’è stato un riavvicinamento con gli Stati Uniti di Donald Trump, inoltre il Regno Unito ha siglato diversi accordi commerciali con molti paesi asiatici.

<<Il Regno Unito vuole rilanciare il suo rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, con cui storicamente ha avuto sempre un legame molto forte. La teoria che la Gran Bretagna fosse entrata nell’Unione europea per offrirsi come una sorta di “cavallo di Troia” degli Usa resta una semplice ipotesi. Che sia vero o meno resta una certa relazione di privilegio tra i due paesi. In termini concreti, non riesco ad immaginare che tipo di vantaggi possa portare alla Gran Bretagna, specie con un presidente come Trump che sembra più propenso ad attuare politiche di protezionismo, non vedendo di buon occhio la possibilità nuovi accordi commerciali tra Londra e Washington. o.395007.jpgAccordi che restano possibili, ma ribadisco che il presidente americano non intenderà in alcun modo favorire la Gran Bretagna a scapito degli Stati Uniti. Si resterà nella situazione attuale. Per quanto riguarda i paesi asiatici, penso in primo luogo alla Cina, questi avranno l’interesse più a mantenere buoni rapporti con l’intero mercato europeo, più ampio di quello britannico. La Cina non credo assumerà posizioni sfavorevoli nei confronti del Regno Unito, però tutelerà i propri interessi, garantendosi così l’accesso ad un mercato più ampio. La Gran Bretagna preme per riallacciare le relazioni con i paesi del Commonwealth, anche se questo interesse mi sembra che investa più la propaganda politica dal momento che nulla ha mai impedito a Londra di avere rapporti più stretti con i paesi extra-europei: non poteva siglare accordi commerciali bilaterali, ma certamente poteva assumere una posizione a livello europeo. Non vedo una situazione rosea per la Gran Bretagna: molti cittadini europei residenti nel Regno Unito stanno inviando richieste di lavoro in Europa, soprattutto nei paesi d’origine e una parte consistente di cittadini britannici punta ad ottenere la doppia cittadinanza. Tutti i cittadini europei e, in particolare, filo-europeisti non guardano con ottimismo alle prospettive future. Mi resta difficile immaginare come altri paesi, magari extra-europei o comunque fuori dall’Ue, possano vedere con favore alla situazione presente. Viviamo in un’epoca globale e la valutazione di un Paese si basa sul valore della sua economia. Se compariamo l’economica britannica con quella americana o cinese, mi sembra che il paragone non tenga>>.

 

 

Annunci