Che cos’è un “gruppo primario”? Con questa espressione, il sociologo statunitense Charles Horton Cooley definì un numero limitato di persone che hanno un contatto face to face, ossia diretto, personale e continuo.

Jonkoping__36-190x190
Professore associato presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli studi di Torino, Roberta Ricucci insegna Sociologia dell’Islam.

E’ possibile declinare questa categoria concettuale nella dimensione della contemporaneità? La mobilità sociale, elemento connaturato al processo di globalizzazione, materiale e ideale, mette in discussione il ruolo educativo delle famiglie e delle “tradizionali” agenzie di socializzazione. E’ la religione, come luogo fisico e spazio significativo, il giunto flessibile che influenza la quotidianità dell’interazione sociale, in ambito lavorativo o amicale. Roberta Ricucci, sociologa e docente presso l’Università di Torino, studia sul campo l’impatto delle tematiche religiose nella vita delle seconde generazioni. Il saggio Diversi dall’Islam. Figli dell’immigrazione e altre fedi (il Mulino, 2017), è un prezioso riferimento per cogliere la complessità dei rapporti intergenerazionali, in una duplice prospettiva. Indagando, a livello macro-sociale, sull’impatto delle migrazioni e delle politiche d’integrazione nel tessuto urbano italiano, locale e nazionale e, in un’ottica micro-sociale, testimoniando, con il contributo diretto di storie, voci ed esperienze, la ricerca di nuove forme di religiosità da parte dei giovani.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lo spazio policentrico della società contemporanea rappresenta un rischio o un’opportunità nella (ri)negoziazione dell’identità individuale e della comunità d’appartenenza? Quest’importante lavoro di ricerca riesce, andando ben oltre gli obiettivi conoscitivi proposti, a spostare l’asse focale della dialettica religione-immigrazione, “finora indagata in relazione soprattutto ai primi migranti e all’Islam, affrontando “il tema dell’appartenenza religiosa di un’ampia (e maggioritaria) quota di immigrati legati, per tradizione, educazione o partecipazione attiva, al cattolicesimo e al cristianesimo in generale”. Qual è il profilo delle seconde generazioni e, soprattutto, come definire e osservare la presenza di gruppi etnico-religiosi, eterogenei per fasce d’età, usi e costumi, rispetto alla popolazione locale? islam-integrazione“In Europa, la tematica delle seconde generazioni ha guadagnato attenzione e spazio nelle agende dei governi […], dopo gli attentati terroristici  […], ma anche in seguito a rivolte urbane […]” (pag.9). Il focus dell’indagine si concentra sulle aree a maggior rischio di marginalizzazione, periferie e sobborghi, dove gli alti tassi di abbandono scolastico e l’esito di processi di formazione irregolari, precludono ai giovani molte possibilità d’inserimento lavorativo, sullo sfondo di crescenti disuguaglianze economiche. Scenari che, nelle parole della sociologa, “hanno richiamato l’attenzione sugli esiti dei processi di integrazione, nonché sui rapporti fra appartenenze religiose e culturali differenti, facendo riemergere pericolosi spettri di intolleranza e di discriminazione nei confronti di coloro che provengono da paesi musulmani” (pag.9). Negli stessi luoghi convivono sensibilità in conflitto e il crescente clima di sospetto prolifera nelle periferie “geografiche ed esistenziali” denunciate da Papa Francesco, nelle quali l’appartenenza religiosa è assurta a stigma nel “passaporto identitario” degli individui. Le seconde generazione sono sovraesposte alle tensioni del contesto sociale ed emerge a più riprese, nel libro, l’istanza di un protagonismo civico dei “figli dell’immigrazione”. Peraltro, in due saggi precedenti (Giovani stranieri crescono – il Mulino, 2010 e Crescere insieme – AA.VV., il Mulino, 2012), Ricucci pone al centro il tema formazione dei giovani in relazione ai percorsi di crescita individuale e sociale offerti dalle chiese etniche e dalle famiglie, strutture di supporto e assistenza nelle pratiche culturali, spesso “destrutturate” dagli stessi giovani che contestano le attività parrocchiali “dove la partecipazione ha poco di religioso e molto a che fare con la tensione all’assimilazione, che punta a <<essere italiani, non sentirsi diversi>>” (pag.168), mentre riguardo “alla famiglia e alla sua socializzazione religiosa”, la sociologa sottolinea che “trascende i confini del sacro per diventare anche una socializzazione ai valori, alla lingua, alle tradizioni del paese dei genitori” (pag.169). imagesGiovani musulmani, cristiani, sikh, cittadini del mondo con radici filippine, romene, latino-americane, africane, sono attori del cambiamento in atto nella nostra società: una sfida personale, nelle parole di molti di loro, per affermare la propria soggettività e autonomia di scelta, in accordo o in contrasto con le famiglie e le comunità d’appartenenza; un obiettivo di interesse pubblico, che investe l’intera cittadinanza, promuovere l’integrazione sociale e tutelare il pluralismo religioso. Solo rompendo le barriere dell’indifferenza alimentate da sentimenti di chiusura e disinteresse “a fronte di una varietà di posizioni culturali, esperienze di vita, disponibilità a essere cittadini attivi di molti, giovani e meno giovani, prime e seconde generazioni, cittadini stranieri o già italiani” (pag.175), conclude Roberta Ricucci, con il contributo di tutti, possiamo prospettare il nostro futuro, vivendo con lucidità e consapevolezza il nostro presente.

Annunci