Bhārat Gaṇarājya, Paese transnazionale. La rete sociale ed economica dell’India

“Pensiamo che lo sviluppo economico non sia possibile senza giustizia sociale, al contrario la maggior parte dei paesi occidentali cerca solo lo sviluppo economico. In un Paese come l’India questo non è possibile”. Indira Gandhi, in uno degli ultimi interventi pubblici prima del suo assassinio (31 ottobre 1984), ravvisò la necessità di coniugare lo sviluppo economico dell’India al benessere, individuale e collettivo, dei suoi cittadini, nell’ottica di un progresso “comunitario” in grado di accogliere le trasformazioni che, fin dai primi anni ’80, stavano mutando il tessuto sociale del Paese. Per superare la possibile entropia, l’India, <<Paese che racchiude in sé grandi differenze etniche, religiose, e culturali>>, come spiega in questa intervista Stefania Benaglia, ricercatrice presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI), avrebbe dovuto riparare alle annose sperequazioni socio-economiche e contrastare l’intolleranza etnico-religiosa tutt’oggi dilagante. india-151230162025_mediumLa storia millenaria della più grande democrazia del mondo è segnata da lacerazioni profonde e mutevoli, mai del tutto sopite: diseguaglianze economiche, difficile accesso alle risorse informative, facili proseliti fondamentalisti sono, in parte, lampanti conseguenze della bassa o carente scolarizzazione (la piaga dell’analfabetismo secondo l’Unesco [2015], riguarda 260 milioni di persone su una popolazione di 1 miliardo e 300 milioni). Ad esacerbare i contrasti interni, contribuisce anche la sprezzante retorica nazionalista indiano-induista, foriera di oltranzismo e discriminazione verso gruppi etnici e minoranze religiose, tessere del composito mosaico sociale indiano. L’esecutivo in carica, guidato dal premier Narendra Modi, ha promosso un incisivo programma di riforme volto a rinnovare il (fragile) impianto del sistema-Paese. L’arretratezza infrastrutturale di molte aree rurali e periferiche, su cui pesano difficoltà burocratiche e corruzione diffusa, denuncia l’impossibilità che si frappone ad uno sviluppo organico e complessivo del Paese: saldare modernizzazione e conservatorismo, puntando su politiche di crescita ed espansione economica a livello mondiale, risulta essere l’unica priorità dell’amministrazione di New Delhi.

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Fonte: limesonline.com

Per garantire <<il benessere della nazione>>, infatti, secondo il primo ministro Modi, è fondamentale promuovere una cultura politica dove <<lo Stato sia più grande del partito>> e la frenetica affermazione sul piano internazionale, erodendo spazio al dibattito interno sulle insolute questioni politiche nazionali, assume centralità nell’agenda di governo. L’establishment indiano elude le difficoltà incontrate dalle amministrazioni regionali, alle prese con situazioni di povertà estrema e con il proliferare, nelle fasce sociali più disagiate, di episodi xenofobi che, non solo nelle zone al confine con Bangladesh e Myanmar, riguarda le aree più esposte ai flussi migratori. Adottando un <<approccio pragmatico>>, sottolinea Stefania Benaglia, nelle politiche commerciali e nelle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, principale alleato militare e con l’Unione europea, Modi vuole rendere l’India protagonista sulla piazza globale. La sfida al primato economico cinese, nonché le dure prese di posizione nell’intricata partita regionale con il Pakistan, hanno trovato sostegno nella middle class di orientamento moderato e nelle fila dell’elettorato conservatore del Partito Popolare Indiano. Consensi necessari in vista delle prossime elezioni politiche, previste per il 2019. Molti analisti internazionali si interrogano sugli interventi necessari per riequilibrare le profonde spaccature che interessano la società indiana. Queste, le conclusioni di Indira Gandhi nel suo discorso alla nazione: “Se non c’è sviluppo economico, non possiamo assicurare giustizia sociale, allo stesso modo, se non assicuriamo giustizia sociale, almeno fino ad un certo punto, la gente non parteciperà allo sviluppo economico“. L’India saprà rispondere alle sue (nuove, vecchie) sfide?

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Consulente e ricercatrice freelance, Stefania Benaglia collabora con l’Istituto Affari Internazionali (IAI). L’India è al centro del suo lavoro di studio sull’Asia.

La “più antica civiltà della terra”, a giudizio di molti storici, è anche tra le più incomprese in Occidente. Oggi l’India è un Paese dove le ripercussioni delle annose e talora insanabili fratture tra le minoranze interne rischiano di creare nuove barriere sociali, dopo decennali progressi raggiunti in campo economico e nel riconoscimento dei diritti e delle libertà civili. Da dove partire per avere una visione organica dell’India?

<<Una visione organica dell’India è, forse, una contraddizione in termini. L’India è un Paese che racchiude in sé grandi differenze etniche, religiose, e culturali, basti pensare che le lingue ufficiali sono ben dodici, con alfabeti e radici ben distinte, nonché la perpetuazione della divisione in caste della società continua ad alimentare fratture socio-economiche. Nonostante, infatti, i tentativi istituzionali di eliminare queste differenze, tentativi fatti anche con la Costituzione del 1950 che ne abolisce le caste, esse si sono di fatto mantenute e rafforzate nel tempo. In aggiunta, le minoranze etnico-religiose si contano nell’ordine di milioni di appartenenti, basti pensare che se i 190 milioni di musulmani dell’India formassero un Paese indipendente, diventerebbero uno dei paesi musulmani più grandi al mondo. Questa antica civiltà permette però una convivenza pacifica, forse difficilmente replicabile altrove>>.

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L’India è molte realtà insieme: l’industria cinematografica di Bollywood nonché, nel campo dell’innovazione tecnologica, il distretto di Bangalore, noto all’opinione pubblica come la “Silicon Valley indiana”. Un Paese dinamico a livello socio-economico che rivolge uno sguardo alla salda tradizione del passato e, parimenti, cede alla fascinazione del “mito americano”. Come si è costruito, dunque, l’immaginario collettivo indiano e in che modo l’India si relaziona con gli Stati Uniti?

<<Dal punto di vista culturale, la costruzione del mito indiano è un fenomeno recente. Da una parte la costruzione di un nazionalismo indiano che trascende la concezione di nazionalismo in mera contrapposizione al Pakistan, è un concetto nuovo, perlopiù introdotto dall’attuale primo ministro Modi. A questa definizione di nazionalismo Indo-Hindu, bisogna però prestare particolare attenzione, specialmente alla luce del delicato equilibrio interno, di cui ho parlato in precedenza. Dall’altra parte la fascinazione verso l’Occidente si trasforma spesso in una “scimmiottatura” dell’Occidente stesso, di cui vengono imitati solo il consumismo ma non i valori di tolleranza e di norme democratichetrump-modiCulturalmente, la fascinazione per gli Stati Uniti, è anche fortemente legata alla ben nutrita diaspora indiana oltreoceano, che costituisce una minoranza pari a circa l’1% della popolazione americana, e rappresenta quella di più successo: si stima, ad esempio, che il 10% dei dottori americani sia di origine indiana. Da un punto di vista politico, invece, le relazioni con gli Stati Uniti si basano perlopiù sulle scelte di politica estera americana, che cerca un forte alleato asiatico in grado di aiutare a contrastare l’instabilità della regione sud-asiatica e le ambizioni della Cina>>.

Il Regno Unito è un partner privilegiato per l’India, non solo per il legame storico tra i due paesi: l’uscita di Londra dall’Unione europea ritiene possa indebolire l’interscambio commerciale e i rapporti diplomatici con il governo di New Delhi?

<<Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, l’India auspicava ad un “rilassamento” dei visti di lavoro concessi agli indiani, politica che però il Regno Unito non sembra intenzionata a seguire. L’approccio dell’India sarà quindi, coerentemente con il resto della propria politica estera, un approccio pragmatico. Considerando che il 50% dei circa 16 miliardi di euro di investimenti indiani nell’Unione europea, sono nel Regno Unito, le imprese indiane stanno valutando le proprie opzioni. Quando il Regno Unito, una volta uscita dall’Unione europea, rinegozierà i rapporti commerciali con l’India, New Delhi non siederà in posizione di debolezza al tavolo dei negoziati>>.

Web Banner, Header Layout Template. Politic and economic relationship between India and European Union

Un rapporto delle Nazioni Unite (2015) segnala l’impetuosa crescita demografica dell’India che, secondo le stime, arriverà tra il 2022 e il 2028 a superare la Cina, diventando lo Stato più popoloso del mondo. Ulteriore fattore che potrebbe incidere sulle relazioni tra Pechino e New Delhi, specie sul fronte economico e militare. Qual è il suo giudizio in merito?

images<<Alcuni sostengono che già ora l’India sia più popolosa della Cina, quindi la nazione più popolosa del mondo, ma la mera demografia non è l’elemento cruciale nei rapporti tra questi due Paesi. Almeno nel medio periodo, l’economia cinese è molto più forte di quella indiana, essendo l’economia cinese circa 5 volte più grande di quella indiana. Elemento di tensione tra questi giganti è, in realtà, il grande deficit commerciale indiano nei confronti della Cina. Secondo dati del 2014/2015, l’India esporta verso la Cina circa 9 miliardi, e ne importa 62 miliardi. Questo sta spingendo l’India ad attuare politiche commerciali protezioniste, specialmente nel settore dell’acciaio. Anche militarmente, la Cina gode di un forte vantaggio sull’India, sia in termini di equipaggiamenti, che in termini di strategia. Le recenti tensioni territoriali sull’Himalaya, ricordano anche l’importanza legata alla gestione delle risorse idriche>>.

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Il primo ministro indiano Narendra Modi, in carica dal 2014, ha rafforzato la premiership coniugando maggiori aperture in campo economico, al fine di favorire gli investimenti stranieri e l’espansione sul mercato globale, con un indirizzo politico di stampo nazionalista. Quale ruolo assume lo Stato nell’economia e come si contemperano gli interventi del governo con le esigenze sociali delle minoranze etniche e delle fasce più disagiate della popolazione?

<<Lo Stato centrale, spinto dal programma di governo, sta cercando di agevolare gli investimenti e stimolare l’attività economica attraverso varie riforme, tra cui quella del sistema fiscale. Restano però grandi difficoltà oggettive, con un sistema bancario ancora in buona parte detenuto dallo Stato e largamente inefficiente oppure la tendenza della burocrazia a rallentare e, in alcuni casi, a bloccare l’applicazione delle riforme. Riguardo all’attenzione data alle fasce più disagiate della popolazione, basti pensare che, nonostante l’agricoltura impieghi più del 50% della forza lavoro indiana e che la forza lavoro impiegata in questo settore sia particolarmente vulnerabile e disagiata, il focus delle riforme del governo Modi è posto sull’industria, ritenuta maggiormente in grado di trascinare l’economia indiana>>.

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