Nella contrapposizione geopolitica del XX secolo, Cuba e’ stata termometro delle tensioni diplomatiche tra Stati Uniti ed Unione sovietica. Da Kennedy a Obama, da Chruščёv a Putin, Cuba, negli ultimi anni, ha osservato il profondo mutamento strutturale della regia politica nelle due superpotenze. Le recenti, caute aperture nel mercato economico nazionale all’iniziativa privata e le norme sugli investimenti stranieri inaugurano una stagione di riforme che, la classe dirigente cubana, vuole innestare nel tessuto sociale dell’isola, tenendo fede alla tradizione, alla cultura, ai “riti e miti” della società cubana. Creare “valore aggiunto”, spiega Mylene Fernández Pintado, avvocato ed escritora cubana, può essere positivo per la comunità solo se si promuove una cultura del cambiamento. depositphotos_23474864-stock-photo-the-cuban-flagMotivare all’innovazione, dunque, per spingere <<ad un miglioramento nella qualità>> della vita dei cittadini. Nella visita pastorale sull’isola, avvenuta nel 1998, Papa Giovanni Paolo II auspicò l’avvio di una nuova fase: “Possa Cuba aprirsi con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e possa il mondo aprirsi a Cuba”. La reazione della popolazione alla depressione economica del “periodo especial” degli anni ’90 (stato d’emergenza conseguente alla crisi dell’URSS), ha posto Cuba in posizione preminente, anche sul piano diplomatico. Nel 2016, l’isola è stata teatro delle trattative tra governo colombiano e Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), per porre fine ad un sanguinoso conflitto durato oltre 52 anni. Al conseguimento di un accordo di pace tra le parti, siglato nel giugno dello stesso anno, hanno contribuito le iniziative di mediazione promosse dal presidente cubano Raùl Castro, sostenute da Barack Obama. La precedente amministrazione statunitense ha promosso una distensione nelle relazioni con L’Avana. La riconciliazione voluta da Obama, culminata simbolicamente con la storica visita del presidente statunitense a Cuba nel marzo del 2016, ha favorito la discussione di importanti capitoli negoziali, dall’immigrazione alle sanzioni economiche.

La maggiore attenzione alle vicende cubane, tuttavia, non ha scalfito pregiudizi e stereotipi su Cuba e sui cubani. Parziali i resoconti, sfocate le immagini sulla vita nell’isola. Inevitabile, dunque, non chiedere alla mia interlocutrice, nata e vissuta a Cuba, come il corso della Storia abbia inciso sulle storie di vita dei cubani. <<Perché non conosciamo Cuba?>>, domando a Mylene Fernàndez Pintado. La sua ricerca letteraria indaga sugli aspetti più profondi delle vicende umane nell’isola, trattando, con suggestivi ritratti, le dimensioni dell’esistenza individuale.

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Avvocato di formazione, Mylene Fernàndez Pintado scrive racconti e romanzi sulla vita cubana. Le sue opere letterarie sono pubblicate in Europa e negli Stati Uniti.

Autrice di racconti e romanzi, ne “L’angolo del mondo” (Marcos y Marcos, 2017), la separazione dalle persone care, la fine di un amore travagliato, le aspirazioni personali, rompono la trama narrativa e raccontano uno spaccato delle contraddizioni della società cubana. Toccando le corde più sensibili delle emozioni, Fernàndez Pintado racconta il destino comune di molti cubani costretti ad emigrare, a separarsi dagli affetti in cerca di una nuova vita, venata dall’illusione delle opportunità, rivolta al mondo dei “superlativi” e delle molte patrie dell’opportunismo. Proiezioni lontane, tuttavia, dalla propria terra natale. Le piccole storie che, “come una sentinella”, così definita dal magazine “Los Angeles Review of Books”, l’autrice cubana racconta, sono tessere del grande mosaico della Storia cubana. <<Cambiano i contenuti, cambia il modo con cui si riflette sulla realtà, cambiano le domande che si pongono sulla società però è come una torcia che passa di mano in mano e non si esaurisce>>. Come un flusso che solo le parole possono fissare, per permettere al lettore, forse questo il maggior merito dell’opera di Mylene Fernàndez Pintado, di aprire gli occhi su quest’angolo di mondo, (ai più) sconosciuto.

Mylene Fernàndez Pintado, perché non conosciamo Cuba?

<<L’immagine di Cuba e’ schiacciata sotto alcuni stereotipi, come quello del turismo. L’industria del turismo attrae la clientela offrendo dei pacchetti a prezzi molto bassi nei quali vengono inclusi pernottamento, ristorazione e divertimento. La visita in città, nel caso de La Habana, viene pianificata in funzione di un percorso programmato dai tour operator. È evidente che emerga solo il Paese dei cliché. downloadNoi cubani siamo disponibili a far conoscere meglio il nostro territorio, la nostra tradizione e la nostra cultura anche se, in modo differente rispetto a quanto accade in Europa, siamo consapevoli delle difficoltà che molti turisti stranieri possono incontrare>>.

Un anno dopo la morte del lìder maximo Fidel Castro, qual è il clima politico nell’isola?

<<Fidel già dal 2006 non era più il presidente in carica, avendo lasciato l’incarico a suo fratello Raùl. Fidel, dopo le dimissioni, si mostrava di rado e le sue condizioni di salute, dopo ogni apparizione pubblica, sembravano peggiorare. Tuttavia, penso che sia come in una famiglia: quando un componente sta male cerchi di non subire il pensiero della morte. Quando sono nata c’era già Fidel e ti dico che anche se tutti sapevamo che un giorno sarebbe potuto succedere, che tutto questo è normale, la gente ha impiegato molto tempo a metabolizzare lo stato delle cose. Oggi il presidente è Raùl ed ha un profilo politico molto diverso. Fidel era una figura storica conosciuta in tutto il mondo. Dovunque, noi eravamo il Paese di Fidel. Raùl non è questo tipo di persona e non cerca di guadagnare la visibilità mediatica del fratello. 093827069-b981e8a9-f743-4573-ad66-4df0a298475eSta tentando piuttosto di mandare avanti il Paese che è afflitto da una miriade di problemi. Agricoltura, opere pubblicheindustria chimica, Fidel puntava su un discorso politico totale; al contrario Raùl si pone come amministratore che delega ai singoli ministri competenti, comparendo raramente in televisione per parlare ai cubani>>.

Come è cambiato, a fronte di una maggiore apertura economica, il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione? Qual è la situazione degli investimenti stranieri e la presenza delle piccole imprese private nell’economia cubana?

<<Se pensiamo solo a qualche anno fa, la relazione del cittadino con lo Stato era totale. Lo Stato era il tuo datore di lavoro. Oggi il rapporto con l’amministrazione pubblica è di natura principalmente fiscale e riguarda il pagamento dei tributi. Una novità, perché a Cuba non si sono mai pagate le tasse e, come è facile intuire, la gente non vuole pagarle, quindi lo Stato invia gli ispettori che hanno il compito di controllare cittadini e imprese. I cittadini hanno acquisito consapevolezza del fatto che non c’è più uno Stato che assiste e paga. Se vuoi guadagnare devi trovare una soluzione. Per questo, le piccole imprese private hanno guadagnato spazio nel mercato cubano. Eppure, la maggiore concorrenza, ha spinto le aziende statali ad un miglioramento nella qualità dei servizi e dei prodotti. Prezzi e offerte competitive sono un fatto positivo per l’economia di Cuba>>.

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Cartogramma dell’economia cubana [Fonte: gifex.com]

L’impatto che il consumismo ha avuto nei decenni nel resto del mondo, sta avendo effetti di lungo periodo anche a Cuba? Il popolo cubano è influenzato dalle mode e dallo stile di vita nord-americano?

<<Siamo un’isola, è vero, ma molti cubani che vivono all’estero importano parte delle loro vite, dei loro usi e costumi a Cuba. Quasi due milioni di cubani vivono negli Stati Uniti: pur essendo un’isola molto piccola, siamo la quarta comunità negli Usa, dopo paesi come il Messico che hanno un’estensione territoriale molto grande. Non abbiamo acquisito l’eredità americana. Non siamo consumisti, perché, nonostante la presenza americana nella prima metà del XX secolo, successivamente siamo stati influenzati dalla sfera sovietica. download (1)Gli Stati Uniti sono rimasti un punto di riferimento per libertà e benessere. Se oggi una maggiore apertura ai consumi comporta un miglioramento nella vita delle persone, allora ben venga quello che chiamiamo consumismo. Quello che voglio è che la gente resti a Cuba, per questo desidero che anche a Cuba si possano avere tante cose che, in un Paese poverissimo, finora sono mancate del tutto. L’attenzione deve essere rivolta ai più poveri affinché abbiamo una vita dignitosa e garantire loro l’istruzione, la salute, la cultura>>.

Nel suo ultimo romanzo “L’angolo del mondo” (Marcos y Marcos, 2017), si avverte una forte proiezione esterna rispetto alla realtà cubana. Quali sono le vicende delle comunità cubane all’estero?

<<Le comunità cubane all’estero hanno passato diverse tappe e hanno costituito un aiuto importante per le famiglie rimaste a Cuba. Con il rientro di molti cubani in patria, le aperture alla piccola impresa, il supporto economico di molti di loro è sempre più importante. La legge che regola l’ingresso a Cuba, resa più flessibile per attirare capitali stranieri e il crescente numero di cubani residenti all’estero che vogliono rientrare in patria per aprire ditte, è in aumento. 1213347447524_0.jpg--.jpgC’è un desiderio delle comunità cubane che è quello di aiutare sia le famiglie che lo Stato. Molti dei loro membri vogliono arricchire il Paese da dove provengono, dove sono cresciuti e sono stati educati. Sarebbe fantastico se tutto potesse avvenire senza problemi>>.

Quale ruolo hanno giocato nella formazione dell’identità cubana l’arte visiva, la musica e la letteratura? Discipline ed espressioni artistiche contribuiscono a rafforzare la coesione sociale nel Paese?

<<L’arte è molto sentita dai cubani. Ancora oggi, le scuole di musica sono molto frequentate. A Cuba si tengono diverse competizioni di jazz che durano un’intera settimana, dove si sfidano anche i ragazzi che frequentano queste scuole. Si formano gruppi musicali e ci sono tantissimi pittori interessanti e molti gruppi di teatro. Il mio è un Paese dall’altissimo potenziale artistico che ogni generazione eredita e rinnova in forme diverse. Il patrimonio letterario è altrettanto ricco. Cambiano i contenuti, cambia il modo con cui si riflette sulla realtà, cambiano le domande che si pongono sulla società però è come una torcia che passa di mano in mano e non si esaurisce>>.

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L’isola è stata più volte colpita da pesanti calamità naturali. È nota l’attenzione dei cittadini cubani per la salvaguardia del patrimonio paesaggistico. Come accoglierà l’amministrazione de L’Avana il cambio di passo statunitense sulle politiche ambientali e climatiche?

images<<Come puoi immaginare noi siamo tra i più colpiti. La stagione degli uragani comincia il primo giugno e dura fino alla fine di novembre. Per metà dell’anno siamo in costante allerta perché potrebbero colpirci. Ci sono stati anni in cui i fenomeni non hanno provocato danni, altri in cui ne hanno provocati molti. Il mio è un Paese che non ha il numero di automobili o i livelli di smog degli Stati Uniti. Eppure molte parti del Pianeta, tra cui Cuba, pagano quanto distruggono altri. Allo stesso tempo a Cuba si sta sviluppando una nuova coscienza, consapevole dell’ambiente. Noi abbiamo un mare stupendo e pensiamo che non gli possa succedere mai nulla. Prima, anche gettare una lattina nel mare non veniva visto con rimprovero. Oggi molti studenti della scuola di design sono stati incaricati dalle istituzioni dell’isola di realizzare cartelloni e pubblicità per sensibilizzare la cittadinanza, anche attraverso spot televisivi. Coinvolgere i giovani e renderli protagonisti di una nuova coscienza ecologica è importante. Abbiamo cominciato con la raccolta dei rifiuti e possiamo estendere questa maggiore attenzione ad altri campi. Purtroppo siamo un Paese ancora molto disorganizzato e penso che dovremmo raggiungere ancora risultati importanti. Un piccolo gesto può evitare una grande catastrofe>>.

Ringrazio per la collaborazione Alessandro Oricchio e Laura Mariottini, docenti di lingua spagnola dell’Università di Roma La Sapienza, curatori in lingua italiana dell’opera di Mylene Fernàndez Pintado.

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