Gli effetti della decennale stagnazione economica non hanno ostacolato il processo di integrazione transnazionale dell’industria agroalimentare. Il rafforzamento della filiera produttiva e distributiva nell’Unione europea, tuttavia, ha risentito delle frizioni intergovernative e dell’incerto quadro geopolitico mondiale, in una fase storica segnata da interdipendenze commerciali e finanziarie. terra_3_pianetiIl negoziato su Brexit e la posizione anti-ambientalista del presidente statunitense Donald Trump, rischiano di impattare sulle dinamiche produttive e commerciali del Mercato Unico agricolo, istituito nel 1992 per incoraggiare investimenti e strategie d’intervento condivise. Finora, l’efficacia delle politiche agroalimentari, resa possibile dall’adozione di norme comuni in materia di etichettatura dei prodotti, prevenzione e igiene alimentare, standard qualitativi, ha testimoniato l’importanza di un’intesa sovranazionale.

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Livia Pomodoro, giurista italiana

<<Il princìpio di sostenibilità deve costituire il principale impegno da assumere nelle politiche nazionali e certamente l’Europa dovrà nel suo complesso fare attenzione alla sostenibilità del sistema>>, chiarisce Livia Pomodoro, presidente di Milan Center For Food Law And Policy , sottolineando l’importanza della mission che investe l’Unione europea in tema di sicurezza alimentare e politiche agricole.

Food Drink Europe stima per il 2017 un’espansione del fatturato complessivo intorno ai 1000 miliardi di euro, mostrando il mercato agroalimentare come primo settore economico in Europa: il report dell’Ong considera un progressivo aumento nel numero di aziende (289.000 le imprese attualmente attive nei 28 Paesi membri, incluso il Regno Unito), addetti (più di 4 milioni di persone) e una crescita nel volume delle esportazioni di prodotti alimentari (circa 102 miliardi di euro). L’interscambio commerciale tra Paesi dell’Ue e Regno Unito si attesta intorno ai 18 miliardi di euro e, tra i capitoli negoziali di Brexit, l’attenzione sarà rivolta alla tutela dei lavoratori europei nelle companies dell’industria agroalimentare britannica e alla ridefinizione dei futuri piani strategici (Horizon 2020) e di copertura finanziaria delle iniziative europee sulla sicurezza agroalimentare.

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Fonte: FiBL

Londra è un importante player nel mercato unico europeo, producendo valore aggiunto per circa 40 miliardi di euro, superata solo dalla Francia. Il rinnovo quinquennale all’autorizzazione per l’impiego in agricoltura del glifosato, deliberato dal Parlamento europeo nelle scorse settimane, ha agitato tensioni tra gli esecutivi nazionali. All’inizio di novembre, l’assemblea aveva bocciato la proposta di rinnovo decennale avanzata dalla Commissione europea a seguito del veto posto da quattordici Paesi membri, tra cui Francia, Italia, Austria e Belgio. Il diserbante prodotto da Monsanto, azienda multinazionale di biotecnologie agrarie, è stato riconosciuto come “probabilmente cancerogeno” dallo Iarc, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, ma viene valutato conforme alle norme sulla sicurezza dei prodotti dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). “I documenti interni della Monsanto – hanno chiarito alcuni euro-parlamentari contrari al provvedimento -, che sono stati resi pubblici, hanno fatto sorgere dubbi in merito alla credibilità di alcuni studi utilizzati dall’Ue ai fini della valutazione della sicurezza del glifosato.” La proroga all’uso dell’erbicida in agricoltura è stata votata lo scorso 27 Novembre con il parere favorevole di 18 stati, inclusa la Germania, astenutasi nelle precedenti votazioni.

<<Per garantire la sostenibilità dell’intero sistema è necessario applicare regole certe>>, sostiene Pomodoro. <<Milan Center For Food Law And Policy  dedica un’intensa attività ai temi della sostenibilità ambientale e alla corretta gestione delle risorse naturali in relazione alla salvaguardia dei diritti fondamentali della persona>>.

Lo stallo negli accordi sul trattato commerciale con gli Stati Uniti (TTIP, partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti) e le carenze riscontrate nei controlli sui prodotti alimentari, come dimostrato dal recente caso di uova contaminate dall’insetticida Fibronil, sollevano interrogativi sulla possibilità di coniugare tutela della qualità e sostenibilità alimentare, presupposti delle policies promosse dall’Unione europea.

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Fonte: The Greens/EFA

<<Come garantire il rispetto delle regole nel settore agroalimentare?>>, prosegue Livia Pomodoro.<<E’ possibile solo attraverso un intervento normativo, si auspica nato da una condivisione di princìpi, attuato da tutti coloro che hanno il dovere di occuparsi di tali problematiche, a tutti i livelli, dai parlamenti nazionali fino alle istituzioni europee, attraverso la promozione condivisa dei processi decisionali>>.

Negli Stati Uniti, la pressione esercitata dalle corporations dell’agri-business sugli enti amministrativi, ha consentito di sfruttare oltremodo le risorse idriche disponibili e di impiegare in modo massivo pesticidi nelle colture: tra questi il glifosato, l’alternativa più economica sul mercato, aumentato del 500% nelle colture di soia e frumento rispetto ai livelli del 1993, secondo uno studio della University of California San Diego School of Medicine. Inoltre, la filiera produttiva agroalimentare statunitense e canadese è sottoposta a norme sanitarie e controlli qualitativi meno rigorosi rispetto ai parametri europei. La legislazione generale dell’Ue in materia di politiche alimentari restringe l’impiego di ormoni additivi per la crescita dei bovini, prevedendo severi controlli per l’immissione nel mercato di mangimi Ogm e fitosanitari.

Nel piano di bilancio 2014-2020, l’Unione europea ha destinato circa 3 miliardi di euro per rafforzare le politiche di sicurezza alimentare ed incentivare l’agricoltura biologica: l’obiettivo è monitorare “dai campi alla tavola” il processo di trasformazione dei prodotti, avendo come obiettivi la tutela del cittadino-consumatore, il benessere degli animali negli allevamenti e la riduzione dello spreco alimentare. Necessario dunque innestare una cooperazione “ecologica” tra gli organismi internazionali e le imprese multinazionali, che raggiungono una quota di mercato pari al 52% nel settore agroalimentare mondiale.

<<Occorre rivolgere attenzione all’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030 promossa dalle Nazioni Unite che, oltre alle tematiche legate all’alimentazione – evidenzia Pomodoro -, guarda all’intero ecosistema, affrontando sfide legate all’ambiente, promuovendo l’economia circolare e l’uso responsabile di acqua>>.

L’urgenza di ridurre lo spreco di risorse terrestri e lo sfruttamento intensivo del suolo, stimolando processi di rigenerazione produttiva, è parte di una sfida globale. sdg_goals_a_01Il valore complessivo del settore agroalimentare biologico negli Usa e nell’Unione europea si attesta intorno ai 40 miliardi di euro ed è destinato a crescere grazie all’apporto che le piccole imprese locali danno ai mercati di qualità dei prodotti alimentari. Tuttavia, per favorire la transizione alla “bio-economia”, governi nazionali, amministrazioni locali, aziende private devono parlare la stessa “lingua” per rispondere alle complesse sfide del nuovo mercato agroalimentare globale.

Conclude Livia Pomodoro: <<Non esiste possibilità di sopravvivenza del sistema se non attraverso l’applicazione di regole che siano condivise: il diritto al cibo, il diritto alla salute e all’acqua, sono diritti fondamentali per il nostro stesso sostentamento umano, motivo per cui è imprescindibile garantirne la tutela>>.

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Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

http://www.affarinternazionali.it/2017/11/sicurezzza-alimentare-pomodoro/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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