Maria, cittadina italiana e appassionata di storia dell’arte, decide di visitare una mostra su un pittore fiammingo in una piccola città francese, poco distante dal castello di Fontainebleau. Martin, giovane startupper svedese che ha studiato, grazie al programma Erasmus, ingegneria in Germania, sta progettando supporti fisici per chi come Maria, a causa di un incidente stradale, ha perso la mobilità degli arti inferiori e può (anche se non dovrebbe) incontrare difficoltà nell’accesso all’edificio. Il contributo garantito dai fondi europei, assicura la copertura finanziaria necessaria per l’implementazione di rampe e ascensori all’esterno del polo museale. L’esperienza di Maria e Martin rivela l’importanza del consolidamento di un progetto europeo d’iniziativa comune incentrato sulle tematiche sociali, fondato sui princìpi di solidarietà e sostenibilità economica.

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Il 2018, “anno europeo per la tutela del patrimonio culturale”, sarà l’occasione per promuovere un dialogo trans-europeo sul capitale umano e sulle risorse culturali nel Vecchio Continente? Il dibattito pubblico, nei prossimi mesi, dovrà contribuire al conseguimento di politiche sovranazionali rivolte all’integrazione sociale e all’innovazione tecnologica, supportando l’empowerment delle fasce sociali più deboli sotto il profilo socio-economico. La capacità di “progettare cultura” esplica le sue potenzialità solo in un dialogo attivo tra istituzioni e cittadini incentrato sulla valorizzazione della diversità culturale come fattore di ricchezza collettiva nello sviluppo locale e regionale.

Un’indagine di Eurobarometro (2017), mostra come 7 cittadini europei su 10 ritengano che un’adeguata tutela del patrimonio culturale possa migliorare la qualità della vita individuale e dell’intera comunità.

Il patrimonio culturale è al centro del modello di vita europeo, definisce chi siamo e crea un senso di appartenenza […], ci consente di comprendere il passato e di costruire il futuro”, sostiene Tibor Navracsics, commissario europeo per l’istruzione, lo sport e la cultura.

Coinvolgere la cittadinanza, attraverso iniziative locali e campagne sui social network, può porre le basi, alla scadenza del Piano di lavoro per la cultura 2015-2018, per raggiungere un impegno condiviso nella realizzazione di un sistema integrato di coordinamento delle risorse umane, culturali, artistiche e paesaggistiche a livello europeo. Nell’Ue, circa 7,8 milioni di posti di lavoro sono collegati alla gestione del patrimonio culturale che include, presenti sul territorio europeo, circa la metà (453) dei siti riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

“Quest’anno di celebrazioni sarà un’eccellente occasione per incoraggiare le persone, in particolare i giovani – continua Navracsics ,  a esplorare la ricca diversità culturale europea e a riflettere sul ruolo che il patrimonio culturale riveste nelle nostre vite”.

Per incentivare piccole e medie imprese, orientare le iniziative del terzo settore e della ricerca scientifica nell’industria culturale e promuovere la tutela del patrimonio, è necessario, innanzitutto, operare scelte governative mirate al supporto della creatività e dell’inclusione dei cittadini nel “mercato della cultura”. Fondi di coesione e programmi regionali sono elementi strutturali da cui partire per realizzare una governance europea della cultura ampliando iniziative come Erasmus + (programma europeo per la formazione e il lavoro), Horizon 2020 (strumento di finanziamento per l’innovazione scientifica della Commissione europea) e, in particolare, il programma Europa creativa, potenziato con 8 milioni di euro di budget per l’anno successivo. E’ auspicabile che il progetto di Agenda europea della cultura, di cui autorità europee ed esecutivi nazionali discutono dal 2007, proceda oltre le indicazioni delle iniziative di Europe for citizens, volte a sensibilizzare la cittadinanza e a sostenere l’importanza della salvaguardia e della promozione del patrimonio culturale, verso l’orizzonte di “Europe of citizens”, dove l’impegno attivo e il contributo individuale possano aprire “dal basso” un nuovo spazio al dibattito politico dentro le istituzioni nazionali ed europee. D’altronde, ammoniva l’intellettuale Denis de Rougemont, “l’Europa è una cultura o non è”.

1105Articolo pubblicato per il blog “Finestra sull’Europa” su affarinternazionali.it

http://www.affarinternazionali.it/blogpost/patrimonio-culturale-politiche-europee/

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